Torino vs Lazio – 06 marzo 2016


Dopo la bella prestazione con il Galatasaray e quella alquanto deludente con il Sassuolo, si ritorna in campo…chissà cosa combineranno i nostri ragazzi sul campo del Torino, ormai in Campionato raccogliamo sempre più brutte figure, ma la speranza è ultima a morire…nonostante siamo praticamente fuori dai giochi!

Questa settimana la rubrica sarà un po’ particolare, ci saranno ben due tifosi del Torino a confrontarsi con un aquilotto. Perché? I tifosi granata ci tengono a far conoscere la loro passione che va al di là della città in cui vivono, Benevento.

Iniziamo con il nostro aquilotto Renato, 25 anni, di Ercolano. E’ “sopravvissuto” al padre e al fratello che sono tifosissimi del Milan, beh, al cuore non si comanda… Attualmente è impegnato nel Servizio Civile, ma nel tempo libero, oltre ad uscire con gli amici e la fidanzata, si dedica a qualche partita di calcio con i suoi amici.

Sponda granata, c’è Pino, 47 anni, uno dei fondatori del club Napoli Granata, ha militato attivamente per tanti anni nei Ragazzi della Maratona, poi si è trasferito a Benevento e anche li non ha smesso di seguire la sua squadra del cuore insieme ai ragazzi di “Stregato Benevento”.

Infine c’è Pasquale, 48 anni, laureato in Scienze Economiche Sociali; iscritto dal 1991 presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Benevento, dal 1995 nel Registro dei Revisori Contabili e dal 2011 Mediatore Civile e Commerciale. E’ molto attivo per quanto riguardo le politiche giovanili e, non a caso, è Presidente dell’Associazione di Promozione Sociale InformaGiovani di Benevento. Anche lui, insieme a Pino, fa parte del gruppo “Stregato Benevento”.

PINO & PASQUALE – TORINO

  1. Voi siete di Benevento ma amate il Torino: come è nata questa passione?
    PINO: La passione per il Toro mi accompagna da sempre! Il colore della pinotorinomaglia, rosso vivo, rosso sangue? Forse! La squadra forte di metà anni ’70 che mi stregò? Forse! Tradizione familiare? No! I racconti su Superga? Forse! Son profondamente, visceralmente granata, è stato amore a prima vista, che dura ininterrottamente da una vita, per fortuna!!!
    PASQUALE: Sono del ’67, cresciuto con le immagini di un grande Toro che poi nella stagione 1975/’76, con allenatore Radice, e giocatori come pasqualetorinoCastellini, Caporale, Pecci e Patrizio Sala, Claudio Sala, i gemelli del gol Pulici e Graziani, Zaccareli, tra alcuni, in una stagione entusiasmante, finalizzò un ciclo aggiudicandosi lo scudetto con due punti di vantaggio sulla Juventus, al termine di una rimonta ai danni proprio dei “gobbi”.
  2. Sentite più la rivalità con i tifosi della Juventus per il “derby della Mole” o con i tifosi del Benevento o del Napoli che popolano la città in cui vivete?
    PINO: La rivalità con i gobbi non è solo una rivalità: loro son tutto quello io non vorrei mai essere. Son modi assolutamente differenti di concepire il calcio e la vita; diametralmente opposti, inconciliabili. C’è una meravigliosa scritta, a firma U G, nei pressi della Stazione ferroviaria di Porta Nuova, a Torino: sicuramente datata, illustra chiarissimamente, più di qualsiasi altro discorso, quello che è il sentimento verso i gobbi, la scritta recita “TORINO COME BELFAST”; quindi, il succo è…noi di qua, loro di la. Nessun compromesso, mai. A parte ciò, il mio odio sportivo investe tutti coloro che non rispettano la mia squadra, i miei lutti, la mia tifoseria; quindi sì, nutro, a livello ultras, molto astio nei confronti dei tifosi napoletani. Verso i laziali, ho un affetto radicato da lontano: ho fatto in tempo a vivere, sugli spalti, il sentissimo gemellaggio che ci legava con gli indimenticabili ‘Eagles Supporters’.
    PASQUALE: Per la verità sono un tifoso granata “atipico”. Il derby con i gobbi lo “vivo” ma non lo soffro!!! Essere un tifoso granata a Benevento, ed in Campania, non è “frustante”…ogni qualvolta mi trovo a Napoli per partire per qualche trasferta del Toro, leggo sempre del rispetto da parte dei tifosi napoletani, i miei concittadini, invece, non riuscendo a comprendere cosa significa essere granata, si domandano sempre come mai continuiamo e seguire una squadra che, a loro dire, non dà alcuna soddisfazione. A Benevento siamo pochi…ma buoni!!!
  3. Il 4 maggio 1949, esattamente 66 anni fa, il Torino che aveva dominato gli ultimi 5 campionati, raccogliendo fama e gloria anche all’estero, reduce da un’amichevole a Lisbona, si schianta in aereo contro la Basilica di Superga, nessun sopravvissuto: giocatori, dirigenti e giornalisti hanno perso la vita. Questo episodio cosa significa per un tifoso granata? Siete mai stati in ‘pellegrinaggio’ alla Basilica in occasione dell’anniversario? Credete che il Torino, un giorno, possa tornare nell’elite del calcio italiano come in quegli anni? Da rammentare come la FIFA, per ricordare questa grande squadra e la sua tragica fine, abbia voluto considerare il 4 maggio come la “giornata mondiale del gioco del calcio”.
    PINO: Guarda, Superga per noi è una somma di emozioni. Lo sprone ad esserne degni, come squadra e tifoseria. Sempre. È anche quella roccia sulla quale si fonda una fede assoluta, totale, senza riserve. È quello spazio nel quale raccogliersi quando le cose vanno male e rendere omaggio quando vanno bene. Son stato diverse volte a Superga. Brividi, lucciconi. Ogni santa volta. Superga rappresenta un luogo ove più di ogni altro onorare la nostra storia. Per farti capire: fossimo spartani, Superga sarebbe la nostra Termopili.
    PASQUALE: Essere tifoso del Torino è molto più di un successo sportivo. Significa appartenere ad una storia. La più grande squadra di calcio italiana di tutti i tempi. E chissà, forse avrebbe potuto porre le basi per diventare un team a livello del Real Madrid. Incarnava l’idea di una squadra che avrebbe potuto risollevare le sorti sportive del Paese e che portò il colore granata in giro per il mondo. Quel tragico episodio è segnato nel DNA di un tifoso granata.
  4. A gennaio Fabio Quagliarella ha fatto le valigie per Genova, sponda Sampdoria, mentre, il “figliol prodigo” Ciro Immobile, è tornato a Torino: era il cambiamento da dover fare dato che il primo non si è dimostrato all’altezza per il Torino?
    PINO: Si, era il cambio da dover fare. Quagliarella non lo discuto tecnicamente ma una serie di suoi atteggiamenti aveva provocato una frattura netta ed insanabile con l’ambiente e ritengo sia stato opportuno cederlo. Immobile è un calciatore figlio di questi balordi tempi correnti: arriva magari a 10 gol, arriva la società inglese di turno e gli offre cinque volte l’ingaggio attuale e se ne va. A me come attaccante piace molto. PASQUALE: Certo. Per la verità non solo avrei mandato via Quagliarella, ma anche qualche altro “senatore”. Il Derby di Coppa Italia, con i gobbi, ha evidenziato chiaramente una spaccatura nello spogliatoio della squadra, spaccatura che l’arrivo di Ciruzzo non è riuscita a sanare, come chiaramente dimostrano le ultime partite di campionato. Io appartengo a quella parte di tifosi granata che ritengono Ventura uno dei migliori allenatori della Serie A, da cui ripartire nuovamente il prossimo anno con un nuovo progetto impostato su 4/5 giovani, tra cui Baselli, Belotti, e lo stesso Ciruzzo.
  5. Nel 2012, dopo 4 anni di Serie B, il Torino viene promosso in Serie A e, solo dopo pochi anni, nel 2014/2015, a sorpresa, ha dato filo da torcere in Europa League, arrivando agli ottavi e posizionandosi al nono posto in Serie A, cosa vi aspettate quest’anno dalla squadra?
    PINO: Mah, quest’anno la squadra mi sta deludendo. Ritengo abbia sciupato punti banalmente e la possibilità, avendone le capacità tecniche, di inserirsi a ridosso zona Uefa. Ormai, sotto questo profilo, il campionato è compromesso: spero in un finale dignitoso e, ovvio, battere i gobbi. PASQUALE: Per quest’anno, visto come è andata la stagione, attendo solo la conclusione del campionato. Non penso che Ventura riesca a risolvere i problemi di spogliatoio, motivando ancora di più un gruppo di giocatori che ormai non è più coeso. E’ un peccato, perché proprio nel momento in cui si poteva massimizzare il lavoro di Ventura con questo ciclo, in una campionato livellato verso il basso, lo spogliatoio è venuto meno. E’ un’annata decisamente NO!!! Occorre attendere pazientemente la fine di questa stagione pensando sempre alla MAGLIA, oltre il RISULTATO, e sempre FVCG!!!

RENATO BELLINILAZIO

  1. Vive a Napoli ma il suo cuore batte per una squadra capitolina, la Lazio: come è nato questo amore?
    Il mio amore per la Lazio è nato 20 anni fa, nel 1996 grazie a mio cugino laziale che mi parlava spesso della Lazio e poi grazie al grande Beppe Signori, a lui devo gran parte della mia Lazialità, un Grande campione.
  2. Come vive la sua Lazialità con i tifosi del Napoli?
    La vivo con molta serenità oggi, ma 4/5 anni fa era una dura lotta con amici e anche sconosciuti, per non parlare dei tempi della scuola… un massacro generale, una volta durante l’ora di religione, nacque un dibattito, 1 contro 18, alla fine suonò la campanella e tutti a casa (avevo vinto io perché il Napoli era in B). rennylazio
  3. Il 4 maggio 1949, esattamente 66 anni fa, il Torino che aveva dominato gli ultimi 5 campionati, raccogliendo fama e gloria anche all’estero, reduce da un’amichevole a Lisbona, si schianta in aereo contro la Basilica di Superga, nessun sopravvissuto: giocatori, dirigenti e giornalisti hanno perso la vita. E’ capitato che, sponda bianconera, sono stati mostrati degli striscioni contro le persone che hanno perso la vita quel giorno, ad esempio “quando volo, penso al Toro” oppure “sono uno schianto” con tanto di disegno: lei, estraneo a queste due squadre, cosa pensa di questi striscioni? E’ mancanza di rispetto o si tratta di goliardia calcistica?
    Non è mancanza di rispetto, non è nemmeno goliardia calcistica, è pura ignoranza, il Torino e i suoi tifosi meritano rispetto, non capisco come striscioni del genere possano entrare in uno stadio di calcio, rovinano l’atmosfera che si viene a creare in quel momento.
  4. La Lazio sembra Dr Jeckill e Mr Hyde: bella in Europa League e scandalosa in Campionato, come si spiega questo atteggiamento da parte della squadra? Eppure i giocatori sono sempre gli stessi…
    È facile, non è stato fatto un mercato all’altezza, i calciatori sono gli stessi sì, ma è normale che c’è qualche calciatore che se non vede, da parte della dirigenza, un minimo di ambizione per migliorare la rosa, è normale che le motivazioni e le ambizioni vengono a mancare, parliamoci chiaro, è l’ennesimo anno in cui possiamo fare il benedetto salto di qualità, ma evidentemente “il Presidente” non ha voglia di sognare, di gioire, e questo a noi fa molto molto male, meritiamo molto di più e meritiamo qualcuno che ama la Lazio quanto noi o forse più di noi. Riguardo al cammino Campionato/Europa League è evidente che la Lazio in campionato ha staccato la spina, ma lo ha fatto già da molto tempo, non dalla sconfitta interna con il Sassuolo. In Europa ci siamo, giochiamocela e vediamo dove arriviamo.
  5. Ormai la Lazio, in Campionato, non ha più nulla da fare: cosa si aspetta da Lotito per il prossimo anno?
    L’unica cosa che spero è che il Presidente si passi una mano sulla coscienza, spero capisca che sta giocando con la passione di molta gente e capisca che è arrivato il momento di lasciare la Lazio a qualcuno che la merita davvero. Questo è quello che spero, anzi DESIDERO.

 

Grazie a Pino, Pasquale e Renato per la loro disponibilità.

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Giovanna Campagna
Sono nata il 09/04/1986 a San Gennaro V.no. Amo la Lazio grazie a Nesta; penso sia nata con l’aquila sul petto e, come dice Di Canio, “essere laziali finisce con il diventare uno stile di vita, un modo di sopportare e superare ogni tipo di difficoltà”.