Nessuna flessione, ma quanto pesano le assenze!


La trasferta di Bergamo ha portato in dote soltanto un punto, ma soprattutto è coincisa con il tanto temuto controsorpasso della Roma sulla Lazio, con i giallorossi ora secondi da soli e avanti di un punto proprio rispetto ai biancocelesti.

Per i ragazzi di Pioli questo è soltanto il quinto punto in quattro partite: dalla sconfitta con la Juventus a Torino, infatti, i capitolini sembrano (forse, agli occhi dei meno attenti) aver perso quel ritmo travolgente che gli aveva consentito di infilare 8 successi consecutivi in campionato.

Eppure negli ultimi 4 match, se si guardano le prestazioni e non solo i freddi numeri sul tabellone al termine dei 90 minuti, si nota che la Lazio non ha cambiato modo di giocare e non ha affatto perso la convinzione nei propri mezzi. Tantomeno ha meritato di pareggiare con Chievo ed Atalanta, mentre con la Juve ha pagato due errori gravi contro forse l’unica squadra nettamente superiore, in questo momento, agli stessi biancocelesti.

Ebbene sì, perché (statistiche impietose nei confronti degli avversari sui tiri in porta contro clivensi e bergamaschi a parte) la Lazio non appare in flessione dal punto di vista della concentrazione e della cattiveria. Piuttosto, sicuramente, sta pagando qualche assenza di troppo in un rush finale che meriterebbe di essere affrontato nel pieno delle forze e con la rosa al completo.

Se poi le assenze portano il nome di De Vrij e Biglia, veri e propri pilastri di difesa e centrocampo, in questa stagione, ecco che tutti i nodi vengono al pettine: le coppie formate da Novaretti e Mauricio contro il Chievo e dallo stesso brasiliano e Ciani contro l’Atalanta, di certo hanno fatto rimpiangere l’olandese sia dal punto di vista della sicurezza in fase difensiva, sia da quello dell’impostazione iniziale dell’azione; in mezzo al campo, invece, la personalità e la visione di gioco dell’italo-argentino non hanno eguali probabilmente in tutto il campionato italiano (fatta eccezione per un mostro sacro come Andrea Pirlo) ed è chiaro che una squadra che fa perno sul “principito”, in sua assenza, non può che avere maggiori difficoltà in tutt’e due le fasi di gioco (non che Cataldi e Parolo si siano disimpegnati male nelle due partite in cui sono stati chiamati in causa, ma il regista dell’albiceleste, ad oggi, è tutta un’altra cosa, soprattutto rispetto al caro vecchio Ledesma).

A Bergamo, inoltre, si è notato un altro difetto che effettivamente sembrava decisamente sparito dalla lista di Pioli delle “cose da fare per diventare finalmente grandi”: senza Klose (squalificato) e con un Felipe Anderson sotto tono (forse per le troppe partite senza riposo), infatti, la Lazio ha faticato a trovare la rete. Keita e compagni hanno sbagliato tanto sotto porta; mai come stavolta i biancocelesti hanno sprecato una serie incredibile di palle goal (stiamo parlando del migliore attacco del campionato, al pari della Juventus) e non c’è altro modo per spiegare questa situazione se non con l’assenza del bomber tedesco e con la giornata storta di Mauri (detto già di Felipe, che addirittura, senza l’infortunio nel prepartita di Lulic, si sarebbe accomodato in panchina).

La cosa veramente importante, però, è che la squadra di Pioli non ha mai dato l’impressione di aver perso la capacità di creare occasioni su occasioni; cosa che sarebbe stata invece il primo vero segnale di una squadra in crisi di risultati e di gioco.
No, i biancocelesti sanno ancora come far male agli avversari (anzi, hanno trovato anche il primo goal stagionale direttamente da corner; meglio tardi che mai!) ma, vuoi la sfortuna, vuoi la giornata storta e qualche assenza fondamentale, hanno perso per strada qualche punto. Tutto ciò, comunque, difficilmente si tradurrà in un momento di depressione per un gruppo unito e combattivo, dal morale altissimo alimentato anche dal ritrovato affetto dei suoi sostenitori (previsto un Olimpico gremito anche domenica contro l’Inter) e che, a detta del mister, punta a fare bottino pieno nelle ultime quattro partite infuocate di questo campionato.

Ora starà al campo dimostrare se non ci sarà calo mentale (quello fisico s’è visto nella mezz’ora centrale del match di Bergamo, ma probabilmente la settimana di riposo farà bene agli stacanovisti) e se i ragazzi di Pioli saranno in grado di comportarsi da grande squadra e grande gruppo, senza guardare ai punti persi nelle scorse partite, ma piuttosto volgendo lo sguardo alla prossima partita che (come ripete incessantemente il tecnico parmense ormai sin da inizio stagione) è sempre la più importante e va affrontata al massimo delle proprie possibilità.

 
 
Dona Online

Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.