Murphologia applicata alla Lazio; cercando la luce in fondo all’incubo


Laziocinio-LazIntLa cosiddetta “legge” alla base della “murphologia” dice esattamente: “Se qualcosa può andar male, lo farà”. E con questa semplice espressione, evidentemente, si può sintetizzare l’ultima settimana vissuta in casa Lazio. Dall’improvviso aumento degli infortuni, allo spostamento della finale di Coppa Italia (passando per gli errori clamorosi di Massa nel match di domenica scorsa contro l’Inter), infatti, tutte le coincidenze che sarebbe stato meglio evitare per avere un finale di stagione relativamente più tranquillo, si sono puntualmente verificate. La Dea Bendata, a questo punto, sembra essersi dimenticata della squadra di Pioli, la quale, vittima di una serie di eventi contrari, rischia di veder sfumare l’obiettivo Champions ad un passo dal suo raggiungimento.

Ma andiamo con ordine.
Partiamo, dunque, dai fatti di domenica sera: il sestetto arbitrale capitanato da Massa prende diverse decisioni discutibili e condiziona inequivocabilmente un match che poteva significare il nuovo sorpasso sulla Roma da parte dei biancocelesti. Tra un goal irregolare concesso all’Inter (quello del pari) ed un rigore inesistente con relativo rosso a Marchetti che lascia la Lazio in 9 contro 11 per quasi tutto il secondo tempo, la direzione del fischietto ligure è da considerarsi un vero e proprio disastro (sebbene sia chiara la colpevolezza dei suoi assistenti di linea in più di un’occasione).
Il popolo laziale, però, non demorde (così come i suoi beniamini) e grida ancora più forte prima della grande battaglia che l’aspetta in questi ultimi tre turni infernali di campionato.

Poi, mercoledì, succede l’imponderabile (o quasi).
La Juventus pareggia in casa del Real Madrid e conquista l’accesso alla finale di Champions, fissata per il prossimo 6 giugno a Berlino, tornando all’atto finale della competizione europea più prestigiosa dopo ben 12 anni di assenza.
Ed è qui che la Legge di Murphy si fa ancora più concreta: se già il brutto infortunio di Biglia (l’argentino rischia di aver finito anzitempo la stagione) e gli acciacchi dei vari De Vrij, Gentiletti, Cataldi, Djordjevic e Lulic non inducevano all’ottimismo in vista del rush finale, ecco l’ostacolo in più, pronto a frapporsi tra la Lazio ed il suo obiettivo. Con la Juve proprietaria di uno dei due biglietti per Berlino, infatti, la finale di Coppa Italia contro i bianconeri viene naturalmente spostata dalla data originaria di domenica 7 giugno alla ben più problematica collocazione di mercoledì 20 maggio. In pratica, tra cinque giorni, nel bel mezzo del finale di campionato e soltanto 96 ore prima del derby di ritorno, fissato per il 24 dello stesso mese (tra due domeniche).
Ecco che quindi, oltre alle fatiche straordinarie, si crea il caos legato ad una richiesta (non confermata, ma molto realistica e giustificata) da parte dello stesso club capitolino di spostare di almeno un giorno la data della stracittadina, in modo da concedere ai biancocelesti almeno 24 ore in più di riposo tra un impegno e l’altro.
Appare inutile, in questo quadro che a chiamar caotico si fa ingiustizia, precisare che, ad oggi, ancora non si sa ancora quando realmente si disputerà il prossimo Lazio-Roma (si parla di lunedì alle 18, ma sarà la Lega a decidere; speriamo a breve!).

Adesso penserete che la sfortuna sia finita qui ma, purtroppo, secondo uno dei tanti corollari alla Legge di Murphy (più precisamente, in questo caso, alla Seconda Legge di Chisholm): “Quando non può andar peggio di così, lo farà”.
Ed è esattamente quello che succede giovedì sera all’Olympiysky di Kiev, quando il Napoli, ad un passo dalla finale di Europa League, si fa buttare fuori dalla competizione dal certamente non irreprensibile Dnipro Dnipropetrovsk.
Cosa importa ai laziali? Beh, se i partenopei avessero vinto la “nuova” versione della cara vecchia Coppa Uefa (con la finale da disputarsi tra 10 giorni), sarebbero andati di diritto ai gironi di Champions anche senza raggiungere i primi tre posti della classifica di Serie A. E questo avrebbe significato un’avversaria in meno (o comunque meno agguerrita) nella lotta al piazzamento europeo; guerriglia che ora si fa più infuocata che mai, con i biancocelesti che, per di più, all’ultima giornata, andranno a far visita proprio agli azzurri.

Una settimana non proprio da incorniciare, insomma, per la Lazio, che ora dovrà rimboccarsi le maniche e lottare con ancor più decisione senza farsi condizionare da tutti questi eventi avversi (magari partendo già da sabato sera contro la Sampdoria di Mihajlovic, a Genova). Perché come recita il corollario della Seconda Legge di Sodd (che, a quanto pare, è molto più benevolo nei nostri confronti rispetto ad Arthur Block, sebbene derivi sempre dalla murphologia): “Un sistema deve essere sempre concepito in modo da resistere alla peggiore combinazione possibile di circostanze”; ed è possibile che proprio quel gruppo di ragazzi tra le mani di Pioli, che non si è mai arreso neanche in 9 contro 11 e che porta sul petto il simbolo degli “eroi del -9”, abbia le qualità giuste per farcela…

p.s. si ringrazia, per l’idea alla base della redazione di questo articolo, l’involontaria ispirazione fornita da una colorita espressione di Luca Scandurra (nostro grafico e responsabile della rubrica “L’angolo del laziale”), riportata sul gruppo Facebook successivamente al fischio finale di Real Madrid – Juventus.

 
 
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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.