Milan vs Lazio – 3 novembre 2019




Dopo le vittorie su Fiorentina e Torino, non c’è modo per rifiatare per i biancocelesti, attesi dal Milan a “San Siro”. Si sogna la tripletta e soprattutto l’infrangere un tabù lungo trent’anni… Analizziamo l’avversario di turno.

calhanoglu

L’ANALISI

Milan-Lazio è un tabù assoluto per i biancocelesti. La squadra del neo-arrivato Pioli è probabilmente la delusione più grande di questo primo quarto di stagione. Solo 13 i punti conquistati, già cinque sconfitte, un cambio in panchina (Pioli per Giampaolo) e anche quando sono arrivati i tre punti, come nel turno infrasettimanale contro la SPAL, il “Diavolo” non ha mai brillato, non è mai arrivata una vittoria convincente e di qualità. Solo degli 1-0 contro squadre nettamente inferiori come SPAL, Brescia e Verona. Il Milan ha già affrontato le tre neo-promosse, con il Lecce capace di cogliere un punto a “San Siro” (2-2) nel giorno del debutto di Pioli, che ha ottenuto 4 punti in tre gare. Un inizio altalenante, una squadra che non brilla, hanno portato i rossoneri ad un passo dalla zona retrocessione. Con la vittoria sulla SPAL la situazione è diventata più rosea, ma per parlare di un Milan guarito e da zona Europa ce ne vuole. E dire che a Milano parlano apertamente di Champions League… Ma a vedere giocare questa squadra ce ne passa. Adesso il calendario gli mette contro la cabala favorevole, quella Lazio temibile in campo meno per quanto riguarda i precedenti. Il ciclo si prospetta terribile con Juventus e Napoli che seguiranno l’impegno con i capitolini. La sensazione è che va dato a Pioli il tempo necessario per assimilare la nuova realtà, ma sta di fatto che in pochi si salvano in questo Milan, le note positive sono davvero al lumicino, e il non-gioco visto in quasi tutte le gare dei rossoneri è allarmante. Sperando che non si cominci proprio contro i biancocelesti, si sa a volte la Lazio fa scuola… Catastrofismi a parte, il modulo di riferimento è il 4-3-1-2 con il gioco sulle fasce prediletto dai rossoneri, in difficoltà come il loro bomber principale, quel Piatek relegato in panchina da Pioli nelle prime due uscite e ben diverso parente di quello che solo l’anno scorso faceva faville a Genova.

I PRECEDENTI

Come dicevamo, è tabù assoluto. Probabilmente quello più grande del calcio italiano. La Lazio non vince a Milano, sponda rossonera, in campionato, dal 3 settembre 1989, 0-1, autogol di Maldini. Dopo di allora trent’anni di delusioni, al massimo di pareggi. Anche Inzaghi non ha mai raccolto nemmeno un pareggio nella “San Siro” rossonera da quando siede sulla panchina biancoceleste: 2-0 nel 2016, 2-1 nel 2017-18, 1-0 l’anno scorso. Fu la gara decisa dal rigore di Kessiè per la spallata di Durmisi con le conseguenti polemiche post-match per la maglia di Acerbi esibita sotto la curva milanista dallo stesso Kessiè e Bakayoko. Nel computo totali 45 vittorie a 9, 23 pareggi. L’ultimo dei quali risale all’1-1 del marzo 2016. Diverso il discorso in Coppa Italia dove sono arrivati tanti successi, l’ultimo lo 0-1 dello scorso aprile che spalancò le porte della finale ai ragazzi di Inzaghi. E’ una delle partite più attese dell’anno, ‘sto tabù s’ha da sfatare!

LA STELLA

Il Milan è ricco di stelle sulla carta, sul campo sono pochi che si stanno mettendo in luce. Uno di questi è sicuramente Hakan Calhanoglu, esterno offensivo, ala, trequartista e spesso anche mezzala, tanti i ruoli ricoperti. Sicuramente quello più decisivo è il turco ultimamente. E pensare che, soprattutto con Giampaolo, non giocava con continuità ed era stato messo in discussione. Occhio anche al rilancio di Suso, criticato da tifosi e addetti ai lavori, ma decisivo da subentrato contro la SPAL su punizione.

GLI EX

Ci sono due ex in rossonero, uno in panchina e uno in campo. Stefano Pioli e Lucas Biglia. Entrambi hanno vissuto una delle epoche recenti in biancoceleste, quella che culminò con il terzo posto nel 2014-15, ma anche la scellerata stagione successiva. Strano notare come i due siano legati tra loro alla bizzarra decisione dell’allora tecnico capitolino di affidare all’argentino la fascia da capitano, magari per convincerlo a restare, togliendola ad un più che meritevole Candreva, che da lì, deluso, iniziò la sua parabola discendente fino all’addio. Probabilmente è stato quello l’episodio che ha segnato l’addio alla Lazio del calciatore ora all’Inter, uno che avrebbe concluso la carriera con la Lazio, dedito alla causa. Invece la scelta andò su un calciatore che della fascia di capitano non sapeva che farsene, fermo comunque sulla sua decisione di andare via da Roma per “andare in un club più ambizioso”. Peccato che questo Milan nel corso degli anni sia sempre stato inferiore alla Lazio. Non c’è che dire, una scelta, non l’unica nella sua esperienza romana, scellerata e priva di senso dell’ex tecnico della Fiorentina. Un altro ex della sfida è Acerbi.

LA PROBABILE FORMAZIONE

Pioli si affida al 4-3-3 e deve ovviare alla squalifica di Musacchio. Tre i ballottaggi serrati: Calabria-Conti, Bennacer-Biglia, Piatek-Leao. Andiamo con ordine: davanti a Donnarumma ci saranno Calabria, Duarte, Romagnoli e Theo Hernandez. A centrocampo Kessiè (insidiato da Krunic), uno tra l’algerino e l’ex, Paquetà. In avanti Suso potrebbe essere rilanciato dal 1′, Calhanoglu sull’altra fascia mentre davanti più Piatek che Leao ma si deciderà a ridosso del fischio d’avvio.
(4-3-3): Donnarumma; Calabria, Duarte, Romagnoli, Theo Hernandez; Kessié, Bennacer, Paquetà; Suso, Piatek, Calhanoglu
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Antonio Sarnataro
Sono nato a Napoli il 19/06/1993, laureato in Scienze della Comunicazione. Ho una passione smisurata per il calcio (la Lazio), il wrestling e la musica (italiana, Nek). Sono Laziale dal 2001 semplicemente perché… la Lazio era nel mio destino!