Lo sgambetto degli ex e la gioventù sprecona. Ad un passo dall’Europa…


LUCIDITA’ sotto porta, questa sconosciuta al giovane Keita: nell’insidiosa trasferta di Bergamo l’ispano-senegalese vanifica una serie incredibile di palle goal, a partire dallo splendido tiro a giro che si stampa sul palo dopo appena 5 minuti, fino al duello con Sportiello del secondo tempo, finito con la netta vittoria ai punti dell’estremo difensore orobico (per non parlare del colpo di testa al lato da pochi passi). Non meglio di lui Mauri che, invece, sbaglia ripetutamente scelta per il tiro o l’ultimo passaggio, così come il rientrante Djordjevic (subentrato proprio al capitano nel corso della seconda frazione) che dimostra di essere ancora un po’ arrugginito dopo il lungo periodo di stop per l’infortunio alla caviglia rimediato lo scorso 24 gennaio nella gara casalinga contro il Milan (il serbo, dunque, resta fermo al suo settimo centro stagionale contro la Samp nell’ormai lontanissimo turno dell’Epifania).

ASSENZE come quelle importantissime di 3 dei pilastri della recente serie di 8 vittorie consecutive in campionato che avevano rilanciato i biancocelesti fino al secondo posto in campionato: stiamo parlando di De Vrij, Biglia e Klose. Il primo è ormai un vero e proprio leader difensivo, ma anche un talismano, dato che, senza di lui, la Lazio ha vinto una sola volta (proprio mercoledì scorso contro il povero Parma), mentre il secondo è il cervello pensante di questa squadra, capace di dare alla formazione di Pioli quei ritmi e quelle geometrie che nessun altro giocatore in rosa è capace di darle (a Bergamo, ci hanno provato Cataldi e Parolo, ma la visione di gioco dell’italo-argentino è tutt’altra cosa). Poche parole, infine, per definire l’importanza del tedesco in questo scorcio di stagione: il Campione del Mondo è il miglior marcatore stagionale della Lazio con 15 reti, 4 delle quali realizzate nelle ultime 4 partite; date le tante occasioni sprecate sotto porta da Keita e compagni, appare superfluo spiegare quanto sia stata pesante la sua assenza per squalifica dopo il giallo rimediato (e forse “programmato”) nel turno infrasettimanale.

ZIO come l’appellativo affettuoso che in tanti, a Roma, avevano attribuito ad Edy Reja, durante la sua lunga (doppia) permanenza nella Capitale. Il tecnico friulano non si commuove più di tanto davanti alla sua ex squadra e mette in campo un’Atalanta grintosa e concentrata, capace di mettere in difficoltà sin da subito i più quotati ospiti, orientando la partita sul piano dell’intensità e dell’agonismo (com’è giusto che faccia una formazione invischiata nella lotta per non retrocedere quando si trova al cospetto di un avversario dal maggiore tasso tecnico). A fine partita dirà: “Mi dispiace aver fatto perdere il secondo posto alla Lazio; avrei preferito fare punti altrove e lasciare ai biancocelesti la porta aperta”, a dimostrazione di quanto sia rimasto legato all’ambiente biancoceleste. E proprio per questo e per la sua onestà, non possiamo che applaudirlo ed augurargli buona fortuna con la sua Dea.

IMPIETOSO come Giuseppe Biava, il quale, proprio nel giorno in cui il destino gli fa incrociare la squadra che è stata “sua” per ben 4 anni e mezzo, trova il secondo centro stagionale per il più scontato dei goal dell’ex e rischia, così, di compromettere la corsa alla Champions della Lazio. Il quasi 38enne bergamasco di nascita e “di maglia”, che ha scelto di lasciare Roma per tornare a casa e chiudere la sua onorevole carriera in Serie A il più vicino possibile ai suoi cari, non ha avuto pietà dei suoi vecchi compagni, che, negli ultimi tempi stanno soffrendo l’assenza proprio della loro migliore coppia difensiva possibile (De Vrij – Gentiletti). Chissà, magari se al posto di Mauricio o Ciani ci fosse stato proprio il caro vecchio “bagnino”, staremmo parlando di una vittoria sofferta…

OBIETTIVO come il ritorno in Europa, che è il primo step da raggiungere in questa bella stagione dei ragazzi di Pioli. Ormai manca solo un punto per certificare il rientro della Lazio (dopo solo un anno di assenza) nell’élite delle squadre impegnate a girare per il vecchio continente durante la settimana; successivamente bisognerà capire se i biancocelesti riusciranno nell’impresa di qualificarsi per la più quotata delle competizioni europee per club e se, eventualmente, vi entreranno dalla porta principale (attualmente il terzo posto ad un punto dalla Roma significherebbe preliminari di Champions ma, con ancora quattro partite da disputare, tra cui un derby, tutto è ancora da scrivere). Intanto, il raggiungimento del primo obiettivo stagionale è a portata di mano (inutile mentire, nessuno, ad inizio anno, si aspettava di poter lottare fino alla fine per il secondo posto); poi, ci sarà da rincorrere il grande sogno di ritornare, dopo 7 anni, tra le 32 più forti d’Europa.

 
 
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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.