Lazio vs Parma – 29 Aprile 2015


Ebbene sì, in Campania, ci sono anche tifosi del Parma e noi abbiamo intervistato Daniele Addeo, responsabile dello “081 Parma”, gruppo nato per riunire in un’unica grande famiglia tutti i tifosi campani del Parma, per semplificare ed organizzare le “traserte” al fine di seguire la propria squadra del cuore. Purtroppo, con il tempo, sempre meno persone erano disposte ad investire tempo, denaro e risorse quindi, il tutto si è ridotto ai quei pochi ‘fedelissimi’. Non aspettano di vedere una partita di cartello anzi, sono stati macinati 1400 km per Chievo, Cagliari, Livorno o Bologna perché prima di tutto, per loro, c’è il Parma.

Dall’altro lato, c’è l’aquilotto Paolo Amato, laureato in Economia, lavora come consulente finanziario. E’ sposato e padre di una bimba di due anni, il cui secondo nome è “Olimpia” (chissà perché!) e un altro è in arrivo, speriamo anche lui di fede Biancoceleste (Paolo auguri da tutta la Redazione di CB!).

 

DANIELE ADDEOPARMA

1. Come è nato l’amore per questa squadra?Daniele Addeo
Da piccolo, il primo vero ricordo che ho, è la cavalcata UEFA finita con la trionfale alzata della Coppa nella doppia finale con la Juventus. Da allora è stato un crescendo di passione, al di là degli alti e bassi della squadra.

2. Avrrebbe potuto scegliere, per comodità, di tifare Napoli…come mai non è stato così?
Rimasi folgorato fin dall’inizio dalla situazione di cui sopra. Certo all’epoca il Napoli non è che facesse sfracelli. I miei amici di infanzia erano e sono tutti juventini. Diciamo che mi è andata bene!

3. Non essendo la squadra del suo paese, va spesso allo stadio?
Certo, appena posso. Ho girato l’Italia, visitando ben 13 stadi dove il Parma ha giocato, insieme agli amici fra cui spiccano Antonio Lo Rubbio e Giuliano Cacciapuoti. Ne abbiamo viste e vissute tante, compresa un’amichevole a Londra col Fulham.

4. Viene deriso dagli amici o conoscenti per questa sua passione?
A prima impressione sì, la derisione viene facile. Poi quando racconto le mie trasferte, incasso il rispetto di chi, come me, macina gli stessi chilometri per seguire la propria passione, anche se di altri colori. Chi si accontenta del divano per seguire la propria squadra si merita la mia di derisione.

5. Come vive la situazione del Parma?
Da un lato malissimo. Avrei dato tantissimo anche solo per una trasferta europea, magari in uno stadio storico. Invece, siamo passati alla probabile sparizione. Dall’altro, qualunque sia la serie, cercherò di seguire come meglio potrò il Parma. Perché se si sta insieme e si canta, il nome dell’avversario passa spesso in secondo piano.

 

PAOLO AMATO LAZIO

1.Come è nato l’amore per questa squadra?Paolo Amato
E’ nato sulle spiagge di Gaeta: da ragazzino conobbi tanti coetanei che da Roma venivano a villeggiare lì e tifavano Lazio. Poi, un giorno, il padre di un amico mi invitò a vedere quello che fu il mio primo derby. Avevo 13 anni e fu amore a prima vista!

2. Avrebbe potuto scegliere, per comodità, di tifare Napoli…come mai non è stato così?
Chissà, forse per carattere tendevo a schierarmi, come sempre, dalla parte di chi è più debole. Ciò che mi colpì principalmente era una unione e passione verso i propri colori al di là del risultato sportivo, cosa che altrove non era e non è!

3. Non essendo la squadra del suo paese, va spesso allo stadio?
Adesso ho una famiglia e mi riesce più difficile, ma almeno 2-3 volte all’anno non posso fare a meno di andare a cantare il nostro inno!

4. Viene deriso dagli amici o conoscenti per questa sua passione?
È un bombardamento continuo, avendo vissuto anche a Roma. Sono attaccato su tutti i fronti, amici romanisti e napoletani pronti con i messaggi di scherno al primo scivolone della Lazio. Io, invece, seguo una linea diversa, da Laziale direi. Poche chiacchiere, esplodo solo alla fine!

 

…speriamo che quest’anno possa farlo il 31 maggio! AVANTI LAZIO!

 

Grazie a Daniele e Paolo per la loro disponibilità.

 

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Giovanna Campagna
Sono nata il 09/04/1986 a San Gennaro V.no. Amo la Lazio grazie a Nesta; penso sia nata con l’aquila sul petto e, come dice Di Canio, “essere laziali finisce con il diventare uno stile di vita, un modo di sopportare e superare ogni tipo di difficoltà”.