LAZIO vs MILAN – 01 novembre 2015


Dopo la trasferta a Bergamo, la Lazio torna all’Olimpico contro il Milan: chissà chi verrà dominata, l’aquila o il diavoletto?
Per ora, sotto il mio “dominio”, ci sono Gaetano e Francesco che ci racconteranno la loro passione.

Gaetano Volpicelli, beneventano con un cuore rossonero, lavora alla ENERCON come tecnico delle turbine eoliche. E’ socio fondatore del MILAN CLUB BENEVENTO, realtà resa possibile grazie a Benedetto Dell’Elba, nonché Milan Club BeneventoPresidente del Club. Vengono organizzate spesso delle trasferte e sono quasi sempre presenti alla sfida contro la Lazio. Il loro motto  è “se non tifi per noi quando perdiamo, non tifare quando vinciamo”. Nonostante gli ultimi anni un po’ negativi, la fede per questa squadra non è svanita, non molla e non manca mai.

Sponda biancoceleste, abbiamo Francesco Sessa, laureato in biologia, da 16 anni tifoso della Lazio e la sua prima partita all’Olimpico è stata contro il Lecce, ovviamente vinta per 4-1.

 

GAETANO VOLPICELLI –  MILAN

1.Beneventano ma gran tifoso del Milan, come è nata la passione per il “diavolo”? La passione per il Milan è nata dalla famiglia, una passione tramandata da mio zio Franco, fratello di mio padre, che fin da piccolo mi portava con lui a sostenere questi colori e man mano che sono cresciuto, la passione è diventata ossessione.

2.Essendo campano, sente di più il match contro il Napoli o contro l’Inter nel “Derby della Madonnina”? A proposito dell’Inter, il 5 maggio 2002 cosa le fa venire in mente?
Non sento la partita del Napoli come un ‘derby’ personale nonostante io sia campano anzi, ti dirò la verità, nell’eventualità che il Milan faccia un altro anno fallimentare preferisco che vinca il Napoli anziché la solita “RUBENTUS”. Quando si parla di 5 maggio 2002? Come si  fa a dimenticare il pianto del fenomeno Ronaldo con successiva perdita dello scudetto dell’Inter contro i gemellati della Lazio…rimarrà sempre un ricordo per uno sfottò benevole (ride). Lazio_Milan

3.Il Milan, negli ultimi due anni, si è posizionata rispettivamente all’ottavo ed al decimo posto: per una Società che ha sempre aspirato al massimo, che è sempre stata nei piani alti della classifica, essere considerata una squadra di metà classifica non è affatto piacevole: a chi attribuisce le colpe di questo scivolone? E cosa si aspetta da questo nuovo anno calcistico?
Purtroppo molte squadre hanno degli alti e bassi. Il tifoso milanista che ha potuto assaporare l’era Berlusconiana vedendo il Milan in cima al mondo, nonché la squadra più vincente, è normale ad essere deluso e arrabbiato. La colpa, secondo me, è proprio della società perché ormai al Milan non si capisce più chi comanda: c’è Barbara che sembri giochi con le bambole ed è più propensa al merchandising, poi c’è il “provolone” Galliani che, dopo parecchi successi, è arrivato anche il momento che si faccia da parte perché non si spiega come mai questa persona, oltre a Raiola, Sabatini, Preziosi, non si fa più mercato con nessuno, la cosa mi puzza un po’ e mi fa pensare maliziosamente a un suo tornaconto personale… In poche parole, ci vuole di nuovo che il padrone faccia il padrone…da quest’anno si spera perlomeno che il Milan ritorni in Champion’s League, una Champions senza Milan è come una torta senza le candele.

4.Considerato il numero considerevole di vittorie e trofei vinti dai rossoneri, qual è stata la gioia più grande che il Milan le ha fatto vivere? E quale derby ricorda con immenso piacere?
La gioia più immensa è stata la Champion’s League del 2003 a Manchester. Io avevo 18 anni e soprattutto vinta contro la Juventus con calcio di rigore finale tirato dal mio idolo indiscusso nonché pallone d’oro Andrey Shevchenko. Per quanto riguarda il derby, la semifinale di Champions è stata un’altra soddisfazione e aggiungerei il 6 – 0 quando alla guida dell’Inter c’era Tardelli, ho ancora conservato la Gazzetta dello sport con scritto “LA NOTTE PIÙ LUNGA DI TARDELLI”. (ride)

5.Cosa pensa di Sinisa Mihajlovićsubentrato a Filippo Inzaghi? Avrebbe tenuto ancora un po’ quest’ultimo o il cambio in panchina è stata la cosa giusta da fare? Sinisa è un allenatore che mostra gli attributi però, se potessi dargli un consiglio, gli direi che, oltre a essere sergente, bisognerebbe anche farsi un bagno di umiltà qualche volta. La leggenda Inzaghi non si tocca, io gli auguro il meglio come allenatore ma vincere con i giovani non significa essere capaci a guidare una grande squadra. Si deve fare le ossa con squadre più piccole per poi, un giorno, sedersi di nuovo sulla panchina del Milan.

 

 

FRANCESCO SESSALAZIO

1.Come è nata la sua passione per la squadra biancoceleste?
Il mio amore per questi colori nasce nella stagione ’98/’99 all’età di 14 anni. Prima di allora il calcio non mi era mai interessato, tranne qualche partita della Nazionale. Conoscevo pochi giocatori, tra cui Cristian Vieri, il prototipo dell’attaccante che preferisco e che avevo apprezzato in Nazionale ai mondiali di Francia l’estate prima. Forse è stato grazie anche a lui che ho scelto la Lazio, in cui quell’anno giocò facendone la fortuna (purtroppo non fino in fondo, ma non per colpa sua). Ma torniamo a noi, all’epoca non seguendo il calcio, quando i miei amici parlavano di calciatori, delle loro squadre (Milan, Juve, Inter, nel 99′ col ca**o che trovavi un tifoso del Napoli…) io ero completamente ignorante e non potevo confrontarmi con loro in questo, e a volte venivo, per questo motivo, quasi deriso. Così decisi di avvicinarmi a questo mondo che tutti amavano e volevo appassionarmi ad una squadra che avesse il colore che più amavo, come quello dell’Italia, l’azzurro, e non avendo (fortunatamente) in casa nessuno che tifasse Napoli (il caro nonno se ne era andato che io avevo solo 4 anni ed era l’unico a cui piaceva il calcio, mio padre tutt’ora se ne disinteressa totalmente), scelsi questa squadra dai colori del cielo, che già allora aveva giocatori molto interessanti come il mio “idolo” già citato Vieri, Nedved, Salas, Boksic. Poi non era una squadra altolocata e dalla tradizione vincente come quelle del Nord, cui sarebbe stato più facile dedicare la mia passione quindi, è forse fu gran parte per questo motivo che me ne innamorai, perché non volevo una squadra che vincesse facile. L’acme poi lo raggiunsi la sera della finale di Birmingham, con il gol di Vieri e la Coppa delle Coppe alla Lazio che diventò, da quel momento, LA MIA LAZIO. Negli anni successivi iniziai a seguirla di più anche in Campionato e, ovviamente il fatto di vincere lo scudetto in quel modo, all’ultima giornata, non fece altro che accrescere in me la passione per quei colori.

2.Nella sua città domina il tifo partenopeo: come vive questa rivalità? Sente più il “derby della Capitale” contro la Roma o il match contro il Napoli?
Beh, diciamo che una volta noi laziali, come anche i tifosi delle altre squadre, avevamo vita facile nei confronti dei napoletani perché loro, fino al 2007 non potevano proprio confrontarsi con i tifosi di squadre come la Lazio, stabilmente nei piani alti della serie A, mentre loro “galleggiavano” in B. Poi, complice qualche buon campionato, forse un progetto più facilmente attuabile non essendo ripartiti da un bilancio economico negativo, nonché diversi giocatori indovinati che gli hanno permesso il salto di qualità, sono “usciti fuori”, in maniera alquanto rumorosa. Personalmente fino a pochi anni fa vivevo la rivalità con loro in maniera molto accesa, quasi come i derby ai tempi dello scudetto. Poi complice il buon senso portato dall’età, complice anche la presenza nella mia vita di amici di infanzia tifosi del Napoli, ho smesso di vivere come una battaglia continua il confronto con i napoletani, preferendo alla guerra dialettica il sano sfottò o Lazio_Milanl’indifferenza lasciandoli nella convinzione della loro superiorità. Ovviamente, quando la Lazio incontra il Napoli per me non sarà mai una partita come le altre, soprattutto se, come successo a maggio, viene anticipata con i soliti pronostici di “polpette” “babbà” elargiti con troppa sicurezza nei nostri confronti, e poi finisce con una loro figuraccia. Mi piace troppo vederli che si esaltano e poi finiscono nella polvere, ma rispetto a una volta, evito di “esternare” troppo la mia gioia, a meno che non sia stato provocato. Rispetto alla rivalità con i romanisti forse, quest’ultima, dopo il 26 maggio, è venuta un po’ meno, come se ora il derby non mi desse più quelle sensazioni. È come se quella partita avesse segnato il crollo del loro mondo, la loro cancellazione e il nostro eterno trionfo. Anzi, per me ora non è più nemmeno la Roma di una volta. Per me la Roma era quella della famiglia Sensi, con cui abbiamo giocato davvero i derby, con scenografie e sfottò che rendevano unica questa sfida. Quindi, forse oggi, la rivalità col Napoli è più forte, ma giusto perché c’è il confronto quotidiano con certi “soggetti”.

3.Alessandro Nesta, bandiera della Lazio dal 1993 al 2002, il capitano più vincente della storia biancoceleste con sette trofei, sin da giovane è stato considerato uno dei maggiori talenti del calcio italiano e uno dei più forti difensori della storia del calcio mondiale: come ha reagito alla sua cessione al Milan, in seguito a problemi finanziari per la squadra capitolina? Se Cragnotti non l’avesse ceduto, pensa che avrebbe giocato “a vita” nella Lazio?
Nesta all’epoca non mi faceva impazzire come giocatore, pur non discutendone il valore, ma forse era una mia valutazione, perché preferivo giocatori d’attacco come Salas, Crespo, Lopez, Nedved, Veron. Diciamo che quando avevamo la squadra zeppa di campioni non lo amavo più di tanto. Quando poi la Lazio iniziò a perdere i suoi pezzi pregiati, prima Veron, poi Nedved, e iniziai a capire che presto o tardi sarebbe toccato a Crespo e poi a Nesta, provai un forte senso di perdita, perché la squadra che avevo tanto amato e che aveva reso indimenticabili le mie domeniche di adolescente, stava smobilitando e il futuro era incerto. Ricordo ancora quell’estate del 2002 in cui si rincorrevano le notizie di una sua probabile cessione, prima alla Juventus, poi all’Inter, e si andò avanti fino a fine agosto. In cuor mio speravo che almeno lui restasse e da lui si potesse ricostruire, con qualche sacrificio, una squadra competitiva, ma ogni giorno di quell’estate lo vivevo col timore che la Lazio cedesse “il ministro della difesa”. Giorno dopo giorno stavo attaccato a “studio sport” e al televideo, in continua trepidazione, e quando si arrivò agli ultimi giorni di calciomercato pensai che ormai il pericolo fosse scampato, che la Lazio avesse deciso di tenere Nesta per una questione di cuore. Invece, ahimè, in quel 31 agosto del 2002 sapete tutti come andò a finire… ricordo ancora che pensai (o meglio sperai) fosse tutto un errore, una notizia affrettata come lo era stata la sua presunta cessione all’Inter, ma purtroppo non fu così e il nostro capitano andò alla corte di Berlusconi. Vissi quel giorno con una grande delusione nel cuore, come se mi avessero strappato qualcosa di caro, una delusione sportiva seconda forse solo alla finale degli Europei di 2 anni prima. Ma poi ci pensò la “banda Mancini”, in quell’anno, ad attenuare il dispiacere. Col senno di poi, dico che la Lazio fece bene a cederlo, perché altrimenti sarebbe fallita, e oggi chissà dove saremo, ma il quel giorno di agosto non la pensavo così, anzi pensavo che senza di lui la Lazio non sarebbe potuta andare avanti. Fortunatamente nel calcio 2+2 non fa mai 4. Se Cragnotti non l’avesse ceduto io non credo che la Lazio sarebbe riuscita a superare i guai economici in cui versava.

4.Sinisa Mihajlović, attuale allenatore del Milan ed ex-calciatore della Lazio, che ricordo ha di lui con la maglia biancoceleste?
Sicuramente di Sinisa ricordo la carica agonistica che metteva in campo. Con giocatori come lui, Simeone, Couto, Almeida difficilmente il De Rossi di turno pensava di fare il ‘buffoncello’. Quelli erano giocatori con gli attributi. Poi, ovviamente, non posso fare a meno di ricordare le sue punizioni, che quasi sempre erano gol. Difficilmente in Italia si è visto un altro calciatore tirare le punizioni di sinistro al suo livello. Era il suo marchio di fabbrica, ricordo una delle sue ultime punizioni alla Lazio, nel preliminare di Champion’s League con il Benfica, che permise alla Lazio di andare sul 3-1: palla che supera la barriera, gira sul secondo palo e…le braccia al cielo. Da allenatore credo che abbia ancora molta strada da fare, e sicuramente non è pronto per una grande squadra, ma sicuramente gli attributi e la voglia di spaccare tutto li ha conservati.

5.Undicesima partita di campionato, cosa si aspetta da questa Lazio che dovrebbe essere definita “Dottor Jehyll” e “Mister Hyde” per le vittorie in casa e le sconfitte in trasferta?
Dalla partita di stasera mi aspetto quantomeno una grande prestazione della Lazio, sul pronostico però preferisco non sbilanciarmi. Mi aspetto una Lazio propositiva e con la voglia di comandare in casa propria, come quest’anno è quasi sempre stato quando gioca all’Olimpico, nostro vero talismano finora. In trasferta questa squadra sembra trasformarsi, e qui secondo me vengono fuori le lacune dell’allenatore e di una rosa lasciata troppo incompleta in alcuni reparti, nonché la difficoltà a gestire le gare e i momenti stessi di una partita. Forse a questa squadra manca la mentalità vincente al di là dei campioni veri che ti fanno vincere, e quella non si compra.

 

Grazie a Gaetano e Francesco  per la loro disponibilità.

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Giovanna Campagna
Sono nata il 09/04/1986 a San Gennaro V.no. Amo la Lazio grazie a Nesta; penso sia nata con l’aquila sul petto e, come dice Di Canio, “essere laziali finisce con il diventare uno stile di vita, un modo di sopportare e superare ogni tipo di difficoltà”.