Lazio vs Bologna – 20 maggio 2019




La gioia della Coppa Italia vinta farà passare ampiamente in secondo piano le ultime due gare di campionato, ormai inutili, anche però a causa di una stagione non esaltante in campionato e delle possibilità matematicamente nulle di qualificazione alla prossima Champions League. Il trofeo e la qualificazione in Europa mettono comunque un segno “più” su quest’annata, ma resta l’amarezza di poter fare in più in serie A. Comunque queste due gare saranno importanti anche per le avversarie, Bologna e Torino, entrambe alla ricerca ancora rispettivamente di salvezza e un posto in Europa (magari ai danni della Roma…). Lunedì arriveranno i felsinei all’Olimpico, analizziamo l’avversario di turno.

Palacio

 

 

L’ANALISI

Il Bologna è la sorpresa della seconda parte di campionato. Solo 13 punti raccolti nel girone di andata, o più in generale 14 nelle prime 21, sono 40 adesso, frutto di 26 punti in 15 gare, un bottino da zona Europa, con Sinisa Mihajlovic sulla panchina felsinea. Questa la svolta, infatti, dopo la clamorosa sconfitta interna (0-4) contro il Frosinone, costata la panchina a Filippo Inzaghi, allenatore che non hai mai convinto più di tanto la dirigenza bolognese, e gli scarsi risultati sono lì a dimostrarlo. Dal fratello di Simone ad un ex bandiera biancoceleste, il passo è breve, ma non per il Bologna in campo, dove inizia a fare passi da giganti e inanellare una vittoria dopo l’altra, in casa (soprattutto) ma anche in trasferta, dove arrivano gli scalpi dell’Inter (0-1, nel match di esordio del serbo), Torino (2-3 in una splendida partita) con gare sfortunate contro la Roma e il Milan, entrambe perse immeritatamente 2-1. Ma, come si diceva, è in casa che Mihajlovic compie il suo capolavoro: al di là del pareggio nel match d’esordio contro il Genoa (1-1) e la sconfitta contro la Juventus (0-1, sfortunata anch’essa), arrivano sei vittorie, tra l’altro tutte consecutive, di cui l’ultima lunedì scorso contro il Parma 4-1. “Ho accettato di venire qui perché non avevo nulla da perdere, se retrocedo nessuno potrà dire nulla, ma se mi salvo avrò fatto un’impresa e io ci credo”: queste erano le parole del tecnico, quando gli veniva chiesto come mai avesse accettato un incarico al limite del proibitivo, tornando su quella panchina dove dieci anni prima era stato già protagonista, iniziando la scalata al successo. E oggi, a due turni dal termine, si può dire che Sinisa ce l’ha fatta, la salvezza è realtà. I canonici 40 punti sono stati raggiunti, anche se ne manca uno per la salvezza matematica. Che potrebbe arrivare prima di scendere in campo, in caso di non vittoria dell’Empoli o di sconfitta del Genoa. Una partita che a quel punto sarebbe un’autentica festa tra la Lazio in Europa con una Coppa da portare in trionfo nell’ultima stagionale in casa, e il Bologna salvo. Due squadre che tutto sommato nel corso degli anni hanno dimostrato anche di strizzarsi l’occhio l’una all’altra, con qualche simpatia di troppo. Ma com’è arrivato questo cambio repentino dei risultati emiliani? Probabilmente è stata la componente psicologica e la mentalità inculcata dal proprio tecnico a farla da padrone, per una rosa forse indebolita l’anno scorso in sede di mercato, ma comunque non di così basso rango in una serie A in generale al ribasso. Quando si dice che l’allenatore non è una componente fondamentale in una squadra, passare dal Bologna 2018/19. Al tecnico è bastato spostare il raggio d’azione di Soriano (arrivato a gennaio e fin qui preziosissimo nell’economia del gioco bolognese) sulla trequarti, avanzando il 4-3-3 in 4-2-3-1, e dare un undici base ben preciso, senza la confusione tattica che aveva contraddistinto la prima parte di stagione.

I PRECEDENTI

I precedenti a Roma parlano di 35 vittorie, 18 pareggi e 12 sconfitte. A fronte di numeri schiaccianti pro-Lazio, le ultime due sfide sono finite entrambe in parità, con lo stesso punteggio (1-1). Stregata la gara di due anni fa, quando una Lazio arrembante trovò sulla sua strada Da Costa alla migliore prestazione in carriera, e solo un rigore di Immobile al 96′ impedì la sconfitta. Diverso il discorso della sfida dell’anno scorso, quando una Lazio in affanno dopo le fatiche europee (dopo la grandissima vittoria di Kiev) pareggiava in rimonta grazie a Leiva. L’ultimo successo casalingo risale alla prima giornata della stagione 2015-16, con le reti di Biglia e della meteora Kishna, Mancosu accorciò le distanze. L’ultima vittoria felsinea è datata 2011-12, 1-3 con una Lazio ridotta in nove uomini. Da ricordare il 6-0 del maggio 2013, con la cinquina di Klose.

LA STELLA E GLI EX

L’unico ex è forse anche la stella di questo Bologna, ma stranamente non parliamo di un calciatore in campo, ma dell’allenatore. Sinisa Mihajlovic, da sempre professatosi laziale dopo aver vinto tutto con la maglia dell’aquila sul petto, è l’autore principale della salvezza dei felsinei. La squadra è compatta, gioca unita, non c’è un calciatore che spicca sugli altri. Da Skorupski a Pulgar, passando per Soriano, Danilo, Orsolini, Sansone e Palacio. Quest’ultimo, probabilmente, è l’uomo più ricco di classe ed esperienza del Bologna.

L’ANDATA

All’andata la gara terminò 0-2, con la Lazio che sbancò il “Dall’Ara” grazie alle reti di Luiz Felipe (al suo primo centro e finora unico, con la maglia capitolina) e Lulic a ridosso del 90′. Entrambe le reti furono segnate sugli sviluppi da corner. Uno stadio che porta bene al bosniaco, dove ha segnato la sua prima rete in maglia biancoceleste e protagonista di varie reti nel corso degli anni. La partita, giocata nell’insolita data del “boxing day”, il 26 dicembre, verrà ricordata per la sfida tra gli Inzaghi in panchina, Simone affronta Pippo. Vittoria meritata contro un Bologna nel massimo momento di difficoltà, praticamente inerme e incapace di reagire, nonostante un atteggiamento troppo remissivo della Lazio, soprattutto nella ripresa.

LA PROBABILE FORMAZIONE

Mihajlovic si affiderà al 4-2-3-1 e vede molti rientri, dopo gli stop per squalifica nell’ultimo turno di Poli, Sansone e Dijks (a quest’ultimo ieri sono stati ridotti i turni di stop). Quindi per Sinisa c’è abbondanza e dovrà fare scelte tecniche importanti. Davanti a Skorupski, difesa titolare composta da Mbaye, Lyanco, Danilo e Dijks. A centrocampo Pulgar e uno tra Dzemaili e il rientrante Poli. Sulla trequarti Soriano, con ai suoi fianchi Orsolini e Sansone, dietro Palacio. Occhio però alle candidature di Destro e Santander, al posto di Palacio o di Orsolini con conseguente arretramento dell’ex Inter e Genoa.
(4-2-3-1): Skorupski; Mbaye, Lyanco, Danilo, Dijks; Dzemaili, Pulgar; Orsolini, Soriano, Sansone; Palacio.

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Antonio Sarnataro
Sono nato a Napoli il 19/06/1993, laureato in Scienze della Comunicazione. Ho una passione smisurata per il calcio (la Lazio), il wrestling e la musica (italiana, Nek). Sono Laziale dal 2001 semplicemente perché… la Lazio era nel mio destino!