Lazio vs Atalanta – 5 maggio 2019




Domenica ci sarà un’anticipazione della finale di Coppa Italia, quando all’Olimpico arriverà l’Atalanta, dieci giorni prima, come fu con Milan-Lazio. Gara importantissima per il campionato e per provare ad entrare almeno in zona Europa League, con la Lazio a -4 dagli avversari di giornata, al quarto posto e in piena lotta per la Champions League. Analizziamo l’avversario di turno.

VERONA, ITALY - OCTOBER 21:  Josip Ilicic of Atalanta BC celebrates after scoring his team third goal during the Serie A match between Chievo Verona and Atalanta BC at Stadio Marc'Antonio Bentegodi on October 21, 2018 in Verona, Italy.  (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

L’ANALISI

Eccoci di fronte al calcio formato-squadra, all’Ajax italiano, alla sorpresa degli ultimi anni e quella che ormai può definirsi a tutti gli effetti una grande, perché non è il nome (pur storicamente blasonato, con la provincia non capoluogo italiana che conta più campionati di serie A, anche se mai a questi livelli) a identificare una squadra, ma il suo gioco, la sua offensiva, il suo credo tattico. L’Atalanta di Giampero Gasperini è la vera nemesi della Lazio, lo sarà per forza di cose in questo finale di stagione, con le due squadre due volte di fronte in dieci giorni per uno scontro in campionato purtroppo decisivo per le sorti biancocelesti per quanto non fatto nel corso dell’annata, e poi nella finalissima di Coppa Italia del 15 maggio. Se la Lazio vuole salvare la stagione e arrivare almeno in Europa League deve battere almeno una volta (se non entrambe) i bergamaschi. Facile a dirlo, un po’ meno a farlo. Si tratta di una squadra che gioca a tutto campo, con un’intensità pazzesca, molto simile a quella della Premier League, e che in campo aperto è uno spettacolo da vedere ma micidiale per gli avversari. Spesso nelle partite contro gli orobici è un continuo lottare, giocare a viso aperto e chi ne ha di più la vince. Non si può preparare una gara con gli uomini di Gasperini sul non prenderle, sul contenere, bisogna attaccare e sperare di resistere e farne uno in più degli avversari. Miglior attacco del campionato, reti che arrivano con tutta la rosa, gioco corale e in verticale, intensità, forza dei propri calciatori, capacità di ribaltare le gare e maggior pericolosità nei secondi tempi, nelle parti finali delle gare, quando la Lazio è carente e spesso viene infilata dagli avversari. Sembrano due mondi opposti, una gara agli antipodi in questo senso. Che Inzaghi tenga a mente tutto ciò. Quella atalantina è una compagine che “non guarda in faccia nessuno” e riesce a giocare ad armi pari con tutte le grandi. In stagione sono arrivati gioie un po’ con tutte: dal 2-2 di Bergamo con la Juve (a lungo una delle poche squadre capaci di strappare un punto ai bianconeri quando la stagione era ancora nel vivo) al 3-0 rifilato ai bianconeri in Coppa Italia, con il primo dispiacere dato ad Allegri nella coppa nazionale da cinque anni a questa parte, passando per il 4-1 sull’Inter, il doppio 3-3 con la Roma (di cui uno in rimonta partendo da 0-3 e sfiorando il successo), l’1-0 della gara d’andata (per quanto bugiardo), e non ultimo l’1-2 di Napoli di nemmeno due settimane fa. Settimana perfetta per gli orobici la scorsa, continuata, dopo la vittoria nel capoluogo campano, con il 2-1 sulla Fiorentina che è valsa la finale di Coppa e il 2-0 all’Udinese con il quarto posto solitario conquistato. Il vero artefice del miracolo Atalanta è sicuramente Giampiero Gasperini, da quando nell’estate 2016 siede sulla panchina bergamasca, trasformandola in una realtà provinciale di medio-bassa classifica, in una big a tutti gli effetti. Quarto posto il primo anno, settimo dopo una sontuosa campagna europea (girone con Lione ed Everton superato, uscita dai sedicesimi contro il Borussia Dortmund per un gol subito all’ultimo minuto), e quest’anno è ancora lì, nonostante una stagione partita male, con il contraccolpo psicologico dell’uscita dall’Europa League dopo il play-off sfortunatamente perso ai rigori contro il Copenaghen, dopo tre turni preliminari. Il gioco è fatto di folate offensive, intensità, verticalizzazioni, attaccando sempre e creando problemi alle difese avversarie, un Ajax tutto italiano.

I PRECEDENTI

I precedenti all’Olimpico vedono 21 vittorie casalinghe, 17 pareggi e 12 successi orobici. L’anno scorso la gara terminò 1-1, anche allora fu giocata nella stessa domenica di maggio (era il 6), con Caicedo che rispose a Barrow, una partita che se vinta avrebbe proiettato la Lazio in Champions League matematicamente il sabato dopo con la sconfitta dell’Inter contro il Sassuolo. Invece il punto fu guadagnato, con i bergamaschi nettamente meritevoli di vittoria per quanto fatto vedere nel secondo tempo. Nel gennaio 2017 l’ultima vittoria biancoceleste, 2-1 in rimonta con Milinkovic e Immobile su rigore a rispondere al provvisorio vantaggio ospite firmato Petagna. Un confronto che nei precedenti più recenti porta bene alla Lazio, con 5 vittorie negli ultimi 7 precedenti, completano il quadro il pareggio dell’anno scorso e la vittoria bergamasca del marzo 2014, con un gol di Maxi Moralez in piena contestazione a Lotito.

LA STELLA E GLI EX

E’ una squadra ricca di talento e la vera stella probabilmente è il gruppo. Dalle scoperte Gollini e Mancini, passando per Hateboer (e su quella fascia non ci sarà Lulic…), Freuler, Zapata, De Roon, Ilicic, Gomez. Ogni calciatore ha una storia da raccontare, come quella di Zapata letteralmente esploso quest’anno in nerazzurro, e attualmente al secondo posto nella classifica cannonieri. O come il “quasi ex” Gomez, vicinissimo per due estati consecutive ai biancocelesti. Fu Gasperini a bloccarne la cessione, il vero mago di questo splendido giocattolo. Senza di lui, probabilmente, anche con gli stessi calciatori, tutto questo non sarebbe stato possibile, contando anche i tanti giovani lanciati negli ultimi anni: da Caldara a Cristante, passando per Kessiè e Petagna. L’Atalanta è sempre un mix perfetto di esperienza e gioventù. L’uomo più rappresentativo, comunque, è Josip Ilicic, rientrato proprio in questi giorni da un infortunio. La squadra con l’ex Viola in campo, è ancora più forte e in pratica è quasi imbattuta. C’è un solo ex: Etrit Berisha, passato dalla Capitale dal 2013 al 2016, prima di andare a Bergamo perché gli stava stretto il ruolo di secondo portiere. Ruolo che, sorte beffarda, sta riscoprendo quest’anno, dopo qualche incertezza di troppo nelle sconfitte con Milan e Torino, a favore di Pierluigi Gollini. Simone Inzaghi ha vestito a fine carriera per qualche mese la casacca nerazzurra.

L’ANDATA

All’andata vinse l’Atalanta 1-0 con un gol di Zapata dopo pochi secondi dal calcio d’avvio, ma mai sconfitta fu più bugiarda. Al di là di questo lampo iniziale e un’altra occasione sempre per l’ex Napoli e Samp ad inizio ripresa, la squadra di Inzaghi dettò legge a Bergamo, con tante occasioni create, su un campo storicamente difficile, ancora di più in questi anni. E la beffa arrivò nel finale, con il gol di Acerbi al 92′ annullato per un fuorigioco millimetrico dal VAR dopo una lunga e interminabile attesa. Probabilmente è stata la migliore la prestazione all’Atleti Azzurri d’Italia negli ultimi anni, ma conta il risultato. Ultimi anni che vedevano la Lazio imbattuta, unica tra tutte, contro i bergamaschi di Gasperini. Due vittorie nel 2016-17, due pareggi l’anno scorso. Sperando di non dover andare avanti in questa striscia che vuole il risultato della sfida d’andata ripetersi in quella del ritorno, anche perché c’è poi un terzo incrocio da giocare…

LA PROBABILE FORMAZIONE

Gasperini recupera Ilicic, ma deve valutare le condizioni di Barrow e Gosens non al meglio, oltre a rinunciare a Toloi fino al termine della stagione. Il 3-4-1-2, vedrà Gollini in porta, difesa composta da Mancini, Palomino e Masiello, con questi ultimi due in ballottaggio con Djimisti. Sulle fasce Castagne e Hateboer, in mezzo De Roon e Freuler. Ilicic dietro Gomez e Zapata. Gasperini, nonostante l’alto numero di diffidati (ben sette), non farà calcoli.
(3-4-1-2): Gollini; Mancini, Palomino, Masiello; Hateboer, De Roon, Freuler, Castagne; Ilicic; Gomez, Zapata.

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Antonio Sarnataro
Sono nato a Napoli il 19/06/1993, laureato in Scienze della Comunicazione. Ho una passione smisurata per il calcio (la Lazio), il wrestling e la musica (italiana, Nek). Sono Laziale dal 2001 semplicemente perché… la Lazio era nel mio destino!