Lazio, adesso basta: tutti in ritiro!


Alla fine è arrivato anche il primo pareggio della stagione.
E poco importa che sia servito a fermare una brutta serie di sconfitte e che, visto l’andamento della partita col Palermo, possa essere considerato un punto guadagnato.
La Lazio non si è svegliata dopo la sosta. Anzi, ha confermato ed accentuato tutti i problemi dell’ultimo periodo. Dall’assenza del pubblico (tra contestazione della Nord e psicosi post attentati di Parigi si sono registrate all’Olimpico solo 10.900 presenze) all’assenza di gioco e tranquillità, passando per il caos tattico e per la mancanza di grinta.
Un quadro disastroso a cui si è arrivati dopo un grosso fallimento (preliminare di Champions) mal gestito da tecnico e società, con tanto evidente malcontento negli spogliatoi.
Giocatori abulici, pensierosi, distratti. Chi per la fascia di capitano mancata (dicono i maligni), chi per frustrazione, chi per rabbia, chi perché non vede l’ora di scappare verso lidi più sereni e (soprattutto) ricchi.
Ma per chi ha vissuto il campo ed uno spogliatoio almeno una volta nella vita, queste sono soltanto stupide scuse inventate dall’ambiente intorno alla squadra.
In campo chi gioca non pensa a tutti questi problemi. Può essere turbato e non rendere al meglio, certo, ma di sicuro un professionista non si fa influenzare così tanto dalle chiacchiere all’esterno al punto di sparire completamente dal campo (e ci sono diversi “fantasmi” in questo periodo in campo con la maglia della Lazio).

E allora cosa può aver creato questa situazione?
La risposta appare più ovvia del previsto. Forse il vero sentimento che serpeggia nello spogliatoio biancoceleste è la frustrazione. Da cui derivano tutte le paure, le tensioni e le preoccupazioni del caso. Si è partiti dalla delusione Champions, per arrivare a quelle in campionato, dove non si è mai vista la Lazio dello scorso anno, ma nelle prime partite, in qualche modo, si è riusciti a far meglio; poi, col tempo, tutti i giocatori si sono fatti travolgere da questo vortice di indolenza.

In conclusione, non starò qui a parlare della “lite” tanto ingigantita tra Cataldi e Murelli, o della querelle sulla fascia da capitano, ne’ tanto meno dei rinnovi in sospeso e delle voci di mercato (queste chiacchiere le lascio ai giornalisti più bravi di me, quelli a cui piace scatenare il panico per vendere qualche copia in più). Piuttosto aspetto in silenzio i frutti di un ritiro giusto, opportuno, utile a ritrovare unità d’intenti, concentrazione e serenità. Perché sono restio ai cambi di guida tecnica quando i problemi non sono di tipo fisico e tattico, perché sono favorevole alle cessioni anticipate quando ci sono elementi di rottura (tutto da verificare) e perché il capitano è un simbolo, ma è sempre un blocco di giocatori con personalità forte che guida un’intera rosa dalla parte del tecnico e verso la vittoria e non un uomo solo al comando.

Insomma, noi tifosi amiamo la nostra Lazio; se ci rispettate come dite, se siete dei professionisti come dicono i vostri contratti milionari, se valete davvero le cifre che i giornali sventolano quando parlano delle vostre cessioni…bene, è arrivato il momento di dimostrarcelo per salvare una stagione ancora ben lontana dall’essere finita.

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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.