L’avventura di Gascoigne alla Lazio




La Community del Calcio collabora con la rubrica “Revival Lazio” raccontandoci la storia del grande Gascoigne.

L’AVVENTURA DI GASCOIGNE ALLA LAZIO

(storia integrale)

All’arrivo a Fiumicino ci fu il delirio più totale per “Gazza” nel 1992. Circa mille tifosi della Lazio si radunarono a Fiumicino per salutare il nuovo acquisto. I tifosi intonavano cori come “Que Sara, Sara” e “Paul Gascoigne, la la la“, al ritmo di “Brown Girl in the Ring”.

Gli addetti alla sicurezza dell’aeroporto riuscirono ad allontanare Gazza dalla folla, conducendolo verso un’uscita secondaria.
I tifosi della Lazio erano in delirio e uno di essi dichiarò: “Quando lo abbiamo acquistato, ho pensato che stesse arrivando Gesù Cristo”. In Italia un giudice chiese se Gascoigne fosse più famoso del Duca di Wellington dopo la Battaglia di Waterloo.
Gascoigne era reputato l’uomo in grado di portare in alto la Lazio, magari come ai tempi di Maestrelli. Il calciatore ideale che avrebbe dato inizio a una nuova era, sotto la presidenza del magnate Sergio Cragnotti.
Tuttavia, sebbene il talento di Gazza fosse indiscutibile, il calciatore fu minato da una fragilità fisica e psicologica.
Il trasferimento di Paul Gascoigne dal Tottenham Hotspur alla Lazio fu un’affare doloroso e che andò per le lunghe.
Italy Rome Paul Gascoigne and Lazio FansGrazie alle sue prestazioni a Italia ‘90, il carisma di Gazza non era passato inosservato a Cragnotti, uno dei vari ricchi imprenditori italiani che stavano acquistando club di calcio in Italia.
Con l’acquisto di Gazza, Cragnotti iniziò la sua campagna acquisti in pompa magna.
Gazza costò ben 8,5 milioni di sterline, una cifra pazzesca per un club dell’epoca, ovvero prima dell’avvento di Murdoch e delle potenti televisioni. Cifra ancora più astronomica, visto e considerato che Gazza aveva saltato l’intera stagione precedente a causa di un infortunio patito nella finale di FA Cup 1990-1991.
Sebbene Gazza non fosse ancora sceso in campo per la Lazio, il suo arrivo in Italia suscitò enorme curiosità non solo nel Belpaese, ma anche Oltremanica.
Gazza aveva raggiunto due suoi connazionali, Des Walker (giunto alla Sampdoria proprio nel 1992) e David Platt (reduce da un’ottima stagione a Bari), e il pubblico inglese nutrì una forte curiosità verso la Serie A.
Il 6 settembre 1992, ben 3 milioni di spettatori britannici si sintonizzarono sul canale Football Italia per vedere il match tra la Lazio, orfana Gascoigne, e la Samporia, con Walker in campo, finito con un pirotecnico 3-3.
Nonostante l’assenza di Gazza, il match fu un successone per il pubblico inglese, che mostrò un interesse senza precedenti per la Serie A, con il prodotto “calcio” che andava a mille all’epoca. Gli stadi, appena ristrutturati dopo Italia ’90 e tanto diversi da quelli inglesi, stuzzicavano non poco il pubblico d’Oltremanica e all’epoca erano pieni.
E in tutto questo il protagonista principale doveva ancora entrare in scena. L’attesa era spasmodica, sia in Italia che in Inghilterra.
Il nuovo fenomeno inglese avrebbe avuto successo in un campionato dove monumenti del calcio britannico come Jimmy Greaves, Denis Law e Ian Rush non avevano reso al meglio?
E finalmente, sotto una pioggia scrosciante, sempre nel mese di settembre, Paul Gascoigne fece il suo debutto allo Stadio Olimpico con la maglia della Lazio. L’occasione era perfetta: un’amichevole infrasettimanale contro il “suo” Tottenham.
Ben 30.000 tifosi della Lazio accorsero allo stadio, speranzosi che Gazza potesse avere immediatamente un impatto devastante in Italia.
Gli addetti del club stimarono che la sola presenza di Gascoigne fece aumentare il numero di spettatori ad assistere ai match della Lazio di quasi 10.000 unità!
E finalmente arrivò l’attesissimo esordio in una partita di Serie A.
Ciò avvenne prima del previsto, in quanto Gazza fu acclamato a furor di popolo, con Cragnotti, tifosi e media che spinsero il tecnico Dino Zoff a gettare nella mischia il campione inglese.
L’avversario era il Genoa e Gazza diede subito un saggio del suo immenso talento: incursioni centrali, passassi, lanci e continue minacce per la difesa genovese, che fu sottoposta a momenti di “passione”, con un Gascoigne che strabiliò tutti! Tutto sembrava procedere per il verso giusto, ma Gazza mostrò un calo fisico, frutto di una condizione ancora approssimativa, culminato con un liscio su un passaggio di Riedle. Dopo lo scontro con Mario Bortolazzi piovve sul bagnato, con Gazza che si accasciò a terra e fu soccorso dallo staff medico. Il calciatore inglese accettò poi le scuse del genoano e gli diede il “cinque”. L’uscita dal campo fu precauzionale, vista la forte botta al ginocchio. Da quel momento in poi i tifosi della Lazio esposero in Curva Nord lo striscione: “Guai A Chi Ce Lo Tocca”.
Gazza doveva trovare ancora il ritmo partita, ma nei match successivi non mancarono le giocate di altissima scuola. Nella vittoria per 5-2 contro il Parma, Gascoigne e Giuseppe Signori mostrarono una grandissima intesa, ovviamente naturale, visto che giocavano assieme da pochissimo tempo. Contro il Milan di Fabio Capello, nonostante la sconfitta per 5-3, Gazza fu applaudito dal pubblico dopo aver disputato un grande match. Proprio “Don Fabio” riconobbe l’enorme potenziale di Gascoigne, ma lo mise in guardia sulla forma fisica: “La prossima stagione Gascoigne potrà essere uno dei migliori calciatori della Serie A, ma è importante che lavori sulla sua condizione fisica: è potente, rapido e salta facilmente l’uomo. Attualmente è un buon giocatore, ma può fare ancora meglio”.
Nella città eterna, non esiste non migliore per essere ricordato tra coloro che hanno fatto grande Roma che lasciare il segno nel Derby Della Capitale.
“Il salvatore ha salvato la Lazio!”. Il giornalista di Channel 4 Peter Brackley pianse di gioia gridano queste parole, mentre i telespettatori ascoltavano il boato della Curva Nord. A quattro minuti dal termine la Lazio aveva pareggiato nel derby di Roma.
Il match terminò sul punteggio di 1-1 e le preghiere dei tifosi laziali furono esaudite.
Il fatto che al minuto ’86 Gazza era ancora in campo fu un miracolo. La sua corsa sotto la curva fu un grande sollievo per lui e i tifosi biancocelesti, poi al ritorno al cerchio di centrocampo Gascoigne pianse di gioia.
Gazza sentiva il peso enorme di quella sfiga, ben consapevole delle ripercussioni che avrebbe avuto una sconfitta del derby e accolse quel gol quasi come uno scudetto. Gascoigne a caldo dichiarò: “Ho già disputato dei derby, compreso quello di Glasgow, ma non ho mai sentito emozioni simili. L’aver segnato è stata per me una sensazione incredibile, ma non tanto di gioia, bensì di sollievo. Mi sono detto ‘Grazie, Signore'”.
Il suo gol mostrò una skill quasi inedita: il colpo di testa: il fantastico cross di Beppe Signori doveva solo essere spinto in rete per batter il portiere della Roma Giuseppe Zinetti. Successivamente Gazza segnò di testa anche contro l’Atalanta.
Il derby di Gazza aveva esemplificato tutto ciò che i tifosi della Lazio si aspettavano dal loro nuovo numero 10. In realtà quel derby fu noioso, con l’atmosfera assolutamente opprimente. Gazza si adeguò a questa atmosfera, occupando il centrocampo in maniera pigra. Come prevedibile, i tifosi della Roma non mancarono di schernire il calciatore inglese, scrivendo striscioni inneggianti al suo essere corpulento e scagliavano barrette di Mars nella sua direzione. Per tutta risposta, Gascoigne scartò un Mars e lo masticò!
Rinfrancato dal suo primo gol in Serie A, Gazza si rese protagonista di altre ottime performance. Nel match contro il Gascoigne_LazioPescara, Gascoigne prima superò Stefano Ferretti, poi effettuò uno slalom tra Dunga e Giacomo Di Cara, scartò anche Ubaldo Righetti e la appoggiò alle spalle del portiere Nello Cusin.
Quando era in grande spolvero, impressionava per la “nonchalance” con cui sfidava e riusciva a superare i duri difensori della Serie A degli anni 90. Gazza possedeva ciò che l’autore rinascimentale Baldassare Castiglione avrebbe definito sprezzatura; nel calcio può essere identificata come l’abilità di effettuare un’azione senza sforzo e senza pensarci. Questo talento così prodigioso esaltò tantissimi giornalisti italiani e stranieri, che scrissero parole al miele nei confronti di Gazza. Nel suo libro “Calcio: A History of Italian Football”, il giornalista britannico John Foot descrisse così l’arte “dribblatoria” di Gascoigne: “Gazza è lunatico e senza freni, ed è riuscito a riesumare un antico movimento dei muscoli che presenta la rara bellezza di un cimelio di valore”
Purtroppo alle prestazioni brillanti di Gazza sul campo facevano troppo spesso da contraltare le controversie fuori dal campo. Questi atteggiamenti di Gazza iniziarono presto ad esasperare la stampa italiana, che presto diventò una presenza invadente e fastidiosa nella vita di Gascoigne.
Fuori dal campo i problemi ci furono sin da subito e Gascoigne presto capì l’importanza e il peso della sua fama. Non erano solo le sue prestazioni in campo e le sue grandi giocate ad essere sotto osservazione: Gazza non poteva muoversi né respirare a Roma senza essere seguito, fotografato o intervistato.
Naturalmente il fatto che Gascoigne fosse un tipo guascone lo rese vittima di attenzioni sbagliate. I suoi scherzi a compagni di squadra e membri dello staff erano continui.
Ad esempio Gazza sgonfiò le gomme della Porsche di Aaron Winter e mise un serpente morto nella tasca della giacca di Roberto Di Matteo. Inoltre prese il fischietto del tecnico Dino Zoff e lo attaccò a un tacchino e poi liberò l’uccello sul campo di allenamento. Zoff raccontò poi che Gazza era solito giungere alle cene di squadra… nudo!
All’inizio compagni e stampa sembravano divertirsi con gli scherzi di Gazza, ma successivamente i giornali posero l’accento sul fatto che Gascoigne si concentrava più a divertirsi fuori dal campo che a mantenere la forma fisica. Anche Zoff cominciò ad apprezzare meno gli atteggiamenti del calciatore inglese: visto che a quei tempi erano schierabili in campo solo tre stranieri, il tecnico doveva scegliere tra Gascoigne, Winter, Thomas Doll e Karl-Heinz Riedle. E Gazza inevitabilmente rimase spesso fuori dai convocati.
Sul campo, una serie di piccoli infortuni fecero sì che Gazza non avesse continuità e il 24 gennaio 1993 fu lasciato a casa per la partita contro la Juventus. Stavolta la tribuna non fu dovuta a un discorso di quota stranieri o turnover: Zoff  16683846_1316634188397606_7909447353250311291_ndichiarò apertamente di aver lasciato Gazza fuori a causa della sua “condizione fisica carente”. I giornalisti chiaramente vollero sentire anche l’altra campana e Gascoigne, nervoso e frustrato per le critiche ricevute, era in silenzio stampa e rispose con un ruttino nel microfono. Il calciatore inglese era in silenzio stampa…
Il gesto fece scalpore e diede vita al “Burpgate”. La Stampa dedicò un’intera pagina al fatto. Nel frattempo il presidente Cragnotti era furibondo e comminò una multa di 20 milioni di lire a Gazza. L’insolenza del calciatore e la mancanza di rispetto nei confronti dei giornalisti lo fecero però ancora più amare dai tifosi della Lazio. Un tifoso, membro della Curva Nord, dichiarò: “Al rutto di Gascoigne diamo un bel 10. Pensiamo che abbia fatto la cosa giusta. Se sanno che è in silenzio stampa, perché tentano di intervistarlo?! La colpa è dei giornalisti!”.
Con il senno del poi, la gaffe di Gascoigne (il rutto nei microfono) era stata ingigantita: il gesto fu rozzo ma non aggressivo.
Gazza però ebbe problemi e scontri ben più grossi con la stampa, culminati con l’aggressione a un fotografo durante la stagione 1993-94. Tali reazioni non potevano essere “condonate”, e non erano altro che la conseguenza di un enorme stress causatogli dai media italiani. Gascoigne non ne poteva più e sembrava non avere più la sua vita sotto controllo.
Ad ogni modo Gazza e la stampa italiana fecero una pace momentanea, dopo che i giornalisti applaudirono l’atteggiamento del calciatore dopo essere stato espulso contro il Genoa nella seconda parte della stagione 1992/1993. Nessuna reazione e strette di mano a tutti da parte di Gazza. E il match contro il Milan, il migliore della sua stagione fu pieno di giocate di classe, culminate con un gol e tante giocate eccellenti.
Gazza terminò la stagione in grande spolvero con la Lazio che raggiunse il quinto posto, miglior prestazione degli ultimi 17 anni. Il 1992/1993 fu quindi anche la miglior stagione per Gascoigne in serie A, nella quale segnò 4 reti in 22 partite.
Tuttavia gli eventi fuori dal campo non diedero certo una mano a Gascoigne. E come se non bastasse, la sua ex assistente Jane Nottage scrisse il libro “Paul Gascoigne: the Inside Story” nella quale divulgò dettagli della vita privata del calciatore inglese, tra cui la sua “lotta con la malattia mentale e la bulimia”. Il calciatore rimase sconvolto: “Oramai non posso più fidarmi di nessuno. Confidi una cosa a una persona e il giorno dopo finisce sui giornali”.
Per un ragazzo socievole e amante del divertimento come Gazza, questa sorveglianza ossessiva diventò presto incontrollabile. L’uomo Gascoigne veniva descritto come una persona ossessiva, dal carattere fragile e con problemi di alcol. Gazza non riuscì mai a far fronte a queste invasioni della sua vita privata…
La stagione del 1993-94 diventa paradossale per Gazza: al suo ritorno in Italia per il raduno, il medico della Lazio, con scarso tatto, si lamentò alla stampa delle pessime condizioni fisiche del calciatore e del fatto che non giocasse una partita ufficiale da tre mesi.
Le critiche dei media divennero sempre più taglienti e talvolta cattive, ma Gascoigne si rimboccò le maniche e riprese la forma migliore, giocando tanti match di fila nell’ultima parte dell’anno. Il 13 dicembre 1993 fu il protagonista principale della brillante vittoria per 3-1 contro la Juventus. Gazza mise in mostra ancora una volta il suo talento sfrenato, segnando da posizione impossibile una punizione contro il Cagliari a febbraio 1994.
Le performance di Gazza furono aiutate dal fatto che il suo ex allenatore al Tottenham Terry Venables era diventato il tecnico della nazionale inglese a gennaio 1994. Sotto l’ala protettrice di “El Tel”, Gascoigne era esplodo al Tottenham. Il neo-tecnico della nazionale dei tre leoni riconobbe subito il carattere fragile del calciatore e la sua genialità, consentendogli di muoversi liberamente a centrocampo, senza assilli. Ciò gli era assolutamente impedito nel gioco della Lazio.
Zoff era un personaggio distante e di ghiaccio secondo Gazza, non certo il tipo di persona a cui si sarebbe potuto rivolgere per risolvere un problema. Quindi, nonostante utilizzasse Gazza nella sua posizione preferita sulla trequarti, il tecnico italiano non riuscì a diventare “prossimo” con Gazza fuori dal campo, ovvero allacciando un rapporto caloroso e di amicizia come il calciatore inglese avrebbe desiderato.
Naturalmente la colpa di tutto ciò non era ascrivibile solo al tecnico biancoceleste: in un mondo come quello del calcio, in cui si dà priorità al collettivo piuttosto che al singolo individuo o calciatore, l’idea di incoraggiare un personaggio fragile, difficile, esigente e complesso come Gazza non rappresentava purtroppo la norma. Come tanti altri calciatori, Gascoigne fu deluso dal mondo del calcio, un mondo che aveva fallito nel fornire il giusto supporto a giovani e fragili atleti come Gazza che dovevano affrontare una miriade di pressioni.
Uno dei motivi che ha frenato Gascoigne sono stati gli infortuni. L’inglese, ogniqualvolta ha tentato di mettere la testa a posto, è stato prontamente vittima di un infortunio che ne ha pregiudicato il proseguo e le sue prestazioni future.
Era il 1994 e, durante un derby capitolino, dopo essere stato umiliato da Gascoigne, il difensore giallorosso Valter Bonacina gli andò in tackle duramente, infortunandolo e costringendolo a stare fermo per qualche tempo.
Durante la sua riabilitazione scoppiarono tensioni con la Lazio visto che Gazza aveva deciso di restare un giorno in più in Inghilterra rispetto alla tabella di marcia. La società biancoceleste decise di multarlo e Gascoigne si difese con queste parole: “Ho detto loro che quando ho bisogno di giorni di riposo non è perché odio Lazio o voglio essere lontano dall’Italia, bensì perché voglio fare un po’ di pesca e avere un po’ di relax. Altri giocatori non sono vittima delle mie stesse pressioni. Alcuni giorni piango e penso a me stesso. Sono un ragazzo, un ragazzo non dovrebbe sopportare tutto questo. Sto subendo molto la pressione e, a volte non riesco a far fronteggiarla. Mi nascondo dietro il fatto che cerco di essere divertente. Ma, in fin dei conti, riesco ad essere una persona seria”. article-2205749-1518A920000005DC-973_468x327
Un altro infortunio serio gli occorse durante una partita di allenamento con alcuni ragazzi delle giovanili della Lazio: un giovanissimo Alessandro Nesta andò direttamente sulle gambe del campione inglese e gli fratturò tibia e perone. Entrambi scoppiarono in lacrime, Gazza per il dolore fisico, Nesta per il danno provocato all’idolo inglese. Nesta si scusò, assumendosi le colpe, ma poco dopo Gascoigne affermò che la responsabilità era la sua.
Nemmeno in ospedale i giornalisti gli diedero tregua. Erano sempre piazzati fuori la porta della clinica cercando di captare qualsiasi notizia e a scattare foto creando zizzania e malumori.
Questo infortunio e l’arrivo poi di Zdenek Zeman segnarono la fine dell’avventura di Gascoigne alla Lazio: “Gazza” giocò solo due match in tutta la stagione e nell’estate del 1995 fu venduto ai Glasgow Rengers. Il boemo gli preferiva Roberto Di Matteo, puntando su un calciatore più difensivo.
Nonostante i suoi alti e bassi, l’addio di Gazza dalla Lazio fu preso con malinconia da una buona parte della tifoseria biancoceleste.
L’Imperatore della Curva Nord stava lasciando Roma e i tifosi erano sicuri che lo avrebbero rimpianto…
Qualora Gascoigne non si fosse trasferito alla Lazio nel 1992, quasi certamente il calcio italiano non sarebbe stato seguito così tanto Oltremanica negli anni ’90. In quegli anni eravamo noi l’ombelico calcistico del mondo e l’Inghilterra ci contemplava. Difatti, tolti i pionieri inglesi che hanno portato il calcio in Italia (Herbert Kilpin, James Richardson Spensley e William Garbutt),è difficile pensare a un calciatore britannico così influente in Italia. Tutto questo nonostante l’esperienza italiana di Gazza fosse stata caratterizzata da infortuni e problemi extra-calcistici.
Tra il 1992 e il 1995, Gascoigne totalizzò 47 presenze con la Lazio, mettendo a segno 6 reti. In queste 47 partite, fu sostituito in ben 30. Al contempo, parte della stampa italiana dimostrò il suo “bête noire”, creando un personaggio e riprendendo Gascoigne in alcuni dei peggiori stereotipi legati alla cultura britannica, che consentiva in maniera troppo permissiva, secondo questa stampa, un atteggiamento ribelle alle regole e molto avvezzo ai piaceri (bere, fumare e altro).
In realtà, molti degli atteggiamenti di Gazza furono fraintesi dall’opinione pubblica italiana, come spiegava Beppe Signori: “Non credo che qualcuno che conosceva bene Paul gli potesse augurare del male, perché dimostrava una generosità straordinaria con tutti i compagni di squadra e, quando era in condizione, faceva faville in campo”.
Questa “joie de vivre” è stata espressa sul campo solo a tratti e/o a fiammate. Come Dino Zoff dichiarò a Radio Manà Manà, “Gascoigne mi ha fatto imbufalire spesso, ma nutro grande affetto per lui, perché era un artista, una persona simpatica e genuina”.
Tra qualità per aver successo nel calcio italiano, ma gliene mancava una fondamentale secondo Zoff, opinionisti e tifosi: la furbizia. Ma le sue doti non potevano non farlo amare dai tifosi biancocelesti: il suo carattere carismatico, ma allo stesso tempo socievole e alla mano, ha lasciato un ricordo indelebile in Curva Nord.
Il legame con i tifosi era forte al punto tale che Gazza visitava i quartieri dove vivevano membri degli Irriducibili, cantando, scherzando e bevendo proprio come se fosse un tifoso. Secondo parecchi tifosi della curva, la popolarità di Gascoigne tra i tifosi biancocelesti era paragonabile a quella dell’eroe locale, Paolo Di Canio. Questo legame resta fortissimo ancora oggi: Gascoigne ha ricevuto un’accoglienza festante quando nel 2012 è stato invitato all’Olimpico per assistere al match di Europa League contro il Tottenham.
Mentre il contributo umano di Gazza evoca ricordi stupendi tra i tifosi degli anni ’90, la sua avventura è stata pervasa dal pathos. Un’avventura che secondo molti ha contribuito a portare Gazza, una delle personalità più importanti della storia del calcio inglese, a entrare nel tunnel da cui purtroppo non riesce a uscire.
La sua eredità è duplice, con varie chiavi di lettura e un caleidoscopio di emozioni, tra una nostalgia strappalacrime e un’amara realtà.
L’avventura di Gazza alla Lazio è stata degna di un grande drammaturgo, ma il teatro è stato più tragicomico che di gaztrionfo.
Da parte nostra, giunti alla conclusione della sua storia italiana, auguriamo il meglio a Gazza, sperando davvero che possa uscire da questa situazione.

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Giovanna Campagna
Sono nata il 09/04/1986 a San Gennaro V.no. Amo la Lazio grazie a Nesta; penso sia nata con l’aquila sul petto e, come dice Di Canio, “essere laziali finisce con il diventare uno stile di vita, un modo di sopportare e superare ogni tipo di difficoltà”.