L’angolo di…Domenico Pellino





L’angolo del laziale“, dove i protagonisti siete voi.
E’ il turno di Domenico, classe ’73, che racconta come è nata la sua passione per la Lazio.

 

“Mi sono innamorato della Lazio non per tradizione familiare o perché qualche amichetto/parente mi coinvolgesse nel tifo: essendo di Napoli la mia famiglia tifava Napoli, non era ancora quello di Maradona ma quello di Ruud Krol, passando poi per Ramón Díaz e Dirceu, comunque un Napoli che alternava qualche 4° posto e salvezze raggiunte con qualche apprensione, mentre molti amichetti erano di fede juventina, interista, milanista e ricordo anche un tifoso viola (complice la stagione 1981/82).

Erano gli anni in cui nel cortile ci mettevamo a capannello ad ascoltare tutto il calcio minuto per minuto, dove le immagini dei beniamini erano centellinate, si comprava il Guerin Sportivo e si ritagliavano le foto dei giocatori della squadra del cuore per poi attaccarle sul diario, in cameretta, poi c’erano i poster, insomma un altro calcio…

Come nasce la mia passione per la Lazio? Da qualche roboante vittoria? Da un progetto accattivante o acquisti da titoli da prima pagina? No, nulla di tutto ciò.
All’epoca, la Lazio sui giornali non esisteva quasi, figuriamoci poi a Napoli…
La mia passione ha un piccolissimo germoglio in un freddino dicembre 1979.
Avevo quasi 7 anni, andai con mio padre allo Stadio San Paolo proprio in occasione di Napoli-Lazio, scialbo, finì 0-0. I ricordi sono davvero vaghi, ma ricordo benissimo che mi veniva spontaneo simpatizzare per quelli con la maglia bianca che tutti fischiavano, non sapevo neanche come si chiamassero; uno spettatore accanto mi disse che era la Lazio e che dovevano perdere. Ero un bambino…piansi…piansi perché a me facevano simpatia e tutti mi dicevano che dovevo tifare per quelli con la maglia azzurra: più me lo dicevano e più mi piacevano quelli con la maglia bianca…”si chiama LAZIO”…ma la scelta di identificarmi e, soprattutto, di mostrarmi agli altri come tifoso della Lazio nasce a novembre del 1982. Il mondiale spagnolo era appena passato e, nonostante avessi solo 9 anni, lo avevo seguito con molta passione; la mia passione per il calcio era notevole, ma più da appassionato per questo sport che come fanatico tifoso, nel senso migliore del termine. Avendo la famiglia tifosa, per lo più, del Napoli, mi veniva naturale simpatizzare per quella squadra ma osservavo, con molta curiosità, 90° minuto, i vaMIELE_VELLAri giornali calcistici soffermandomi sulle varie maglie, squadre, storie, aneddoti…quasi come se cercassi la mia appartenenza!
Mentre osservavo le figurine uscire dalla busta Panini, mi balzò all’occhio la “doppia” figurina (i giocatori della Serie B) con Renato Miele ed Enrico Vella: dalla metà di Vella spuntò la testa dell’aquila stilizzata sulla “maglia bandiera” che aveva rapito la mia attenzione, la figurina successiva era quella della formazione schierata per la foto pre-partita dove si vedeva l’intero completino…che dire, ne fui rapito: era una maglia bellissima, sembravano degli angeli (non ridete ma è quello che pensavo), la squadra del bene, elegante, nobile, che si distingueva dalle altre, poi lessi che era la Lazio, ovvero squadra di Roma: già la conoscevo, ma non risaltava mai perché in quegli anni non ne parlava né scriveva nessuno anzi, la città di Roma era ben rappresentata dalla Roma di Dino Viola, quella che lottava con la Juventus, quella di Falcao, di Pruzzo….all’epoca non la odiavo per nulla, osservavo tutte le squadre con curiosità.
La cosa che ricordo bene è che il giorno successivo, dopo aver fissato più volte quella figurina, dissi ai miei amichetti, come quando annunci di esserti innamorato, “Mi piace la Lazio”, poi domandai “Com’è la Lazio come squadra?”, un amichetto, di qualche anno più grande che aveva i nonni romani, rispose “Ah, la Lazio è la squadra di Roma, però della Roma bene”, queste furono le sue parole, chiesi “Ma perché è in B?” “Perché non è forte, è la Roma la squadra romana più forte”. Lui sapeva che mi piaceva la città di Roma e disse “Ma se ti piace Roma, ti conviene scegliere la Roma, è davvero forte e poi c’è Falcao (lui era tifoso tiepido della Roma), la Lazio è in serie B, poi ti prendono tutti in giro” ed io risposi, quasi di ripicca, come se dovessi difendere una entità bella e giusta ma debole in quel momento “A me piace la Lazio, ho deciso, sono tifoso della Lazio”. Ero rimasto folgorato da quella maglia, dal fatto che quella passione era soltanto mia, dal fatto che non seguivo la massa, per comodità o emulazione… quella Lazio, quella maglia, la LAZIO, era solSSLAZIOo mia…e ne ero geloso.

Iniziai a collezionare ogni cosa della Lazio. Quando andavo dai miei zii a Roma chiedevo sempre della Lazio, dove e quando fosse nata mentre al bar chiedevo chi fosse laziale, sussultavo quando, in un bar o in negozio, vedevo una sciarpa attaccata al muro o il gagliardetto dello Lazio. Mentre mio cugino diceva “Noi siamo forti, abbiamo Falcao, siamo primi, Tancredi, Conti…”, mia zia, romana d’adozione, ma Istriana, mi ribadiva che la Lazio è la squadra più antica di Roma e che era più elitaria; nonostante sapevo benissimo che fossimo in B, mi riempivo d’orgoglio, e bastarono queste semplici parole a farmi sentire superiore, e la mia gioia fu immensa quando mio zio, a fine pranzo, tirò fuori da una busta una sciarpa biancoceleste degli Eagles Supporters…tuttora mi emoziono, vi assicuro che mi sentivo come colui a cui hanno dato un diamante unico e raro!”

 

Giovanna Campagna
Sono nata il 09/04/1986 a San Gennaro V.no. Amo la Lazio grazie a Nesta; penso sia nata con l’aquila sul petto e, come dice Di Canio, “essere laziali finisce con il diventare uno stile di vita, un modo di sopportare e superare ogni tipo di difficoltà”.