La settimana dei tabù sfatati e l’importanza di Biglia


Nel calcio, si sa, basta poco per passare dalle stelle alle stalle e viceversa.
Ebbene quest’ultima settimana in casa Lazio è servita a riabilitare l’immagine della squadra capitolina in ambito nazionale, con due vittorie contro Genoa ed Hellas che hanno ridato morale e convinzione ad un gruppo apparso nuovamente unito e combattivo (come non era sembrato affatto nelle ultime due trasferte, soprattutto a Napoli).

La squadra di Pioli, quindi, in un sol colpo, dopo aver sfatato il tabù Grifone (contro il quale non vinceva ormai da quattro anni fatti di 8 sconfitte tra casa e trasferta), infrange anche quello relativo alle trasferte: vincendo a Verona, infatti, i biancocelesti conquistano i primi tre punti in campionato lontano dall’Olimpico (in Europa, invece, era arrivato il punto a Dnipropetrovsk, con il goal a tempo scaduto di Seleznyov che aveva strappato agli ospiti 2 punti praticamente già in tasca), che coincidono anche con il ritorno alla vittoria al Bentegodi sugli scaligeri che mancava ormai dal lontano 1991.

Per di più, la Lazio è riuscita a cancellare questo “complesso da trasferta” con una grande dimostrazione di carattere; tant’è vero che, nonostante il dominio assoluto per tutti i 90 minuti da parte dei biancocelesti, Biglia e compagni, alla fine del primo tempo, si erano ritrovati sotto 1-0 (gol del giovane Helander, fresco campione d’Europa con l’Under 21 svedese) e hanno dovuto tirar fuori tutta la convinzione nei propri mezzi e la determinazione che avevano da parte per riuscire a ribaltare il risultato (a maggior ragione, considerando l’espulsione di Mauricio per doppio giallo che non ha sicuramente facilitato l’operazione di rimonta).

Insomma, se qualcuno già vociferava di spaccature nello spogliatoio, di un gruppo da rigenerare, s’è dovuto ricredere. O quanto meno, il ritiro di una settimana a cavallo degli impegni contro Genoa ed Hellas dev’essere servito proprio a ritrovare quell’unità d’intenti che aveva consentito ai biancocelesti di superare ostacoli anche proibitivi nella scorsa stagione.

Detto questo, il fatto che tale prestazione di carattere sia coincisa proprio con il ritorno in campo del neo-capitano Lucas Biglia non può essere certo una coincidenza.
Vuoi per le capacità indiscutibili in cabina di regia dell’argentino (che in rosa non ha eguali e forse anche in gran parte delle squadre di questa Serie A), vuoi per la sua grinta ed applicazione che, appunto, sono sicuramente i motivi principali della sua leadership ormai non più silenziosa all’interno del gruppo (dal momento che ora indossa anche la fascia).

Ma quanto pesa un giocatore del genere nell’economia di una squadra così dinamica ed offensiva come la Lazio? Beh, in assenza di uno dei migliori difensori del campionato (De Vrij), dell’esterno d’attacco italiano probabilmente più forte del panorama nazionale attuale (Candreva) e dell’uomo con più esperienza internazionale del parco attaccanti (Klose), è chiaro che un calciatore di tale spessore diventi ancor più fondamentale di quello che già è.
La sua velocità di pensiero, la capacità di “mettere ordine”, interdire, far ripartire l’azione e di gestire a suo piacimento i ritmi di gioco in mezzo al campo, in una formazione abituata a tenere sempre i giri del motore molto alti ed a cambiare repentinamente fronte di gioco, fanno sì che la Lazio non possa prescindere dal suo principito.

Ora, non resta che aspettare il rientro anche delle altre tre pedine importantissime nello scacchiere di Pioli, ma una (Candreva), potrebbe già rientrare tra giovedì (all’Olimpico arriva il Saint-Etienne) e domenica (quando la trasferta a Roma toccherà al Frosinone).
Nel frattempo, c’è da chiudere nel migliore dei modi questo primo tour de force stagionale tra campionato e coppa, per poter lavorare ancora durante la sosta e ritornare più forti e concentrati che mai.
Magari con qualche opzione importante in più per il tecnico, ma sicuramente, alla sesta giornata (nonostante le due batoste di Verona e Napoli), con 3 punti in più rispetto allo scorso anno.
Mica poco, se pensiamo com’è finita poi la stagione 2014-2015…

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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.