La Lazio dei giovani, una buona partenza e tanti infortuni: si va a Leverkusen!


LUNGIMIRANTI, come gli acquisti di questa sessione di mercato. Da Hoedt a Patric, passando per Morrison, ma soprattutto Kishna e Milinkovic-Savic già gettati nella mischia con fiducia dal mister Pioli sia nel playoff di Champions che in campionato (per l’olandese e l’inglese anche uno spezzone in Supercoppa). Addirittura l’ex Ajax, ieri sera, contro il Bologna, è partito dall’inizio per far rifiatare Felipe Anderson ed il suo esordio è stato fantastico: palma del migliore in campo e gol del momentaneo 2-0, tutto condito da diverse giocate di fino e da un piede sinistro capace di pennellare traiettorie perfette per i compagni. Insomma, novanta minuti di applausi per il giovane lanciere, che ora dovrà confermarsi per strappare altre ovazioni alla Nord, che intanto già si lecca i baffi dopo i primi assaggi di Kishna.

AVANTI, nel risultato, sia con il Bayer Leverkusen che con il Bologna. Se con i felsinei, però, la partita è finita al 90’, contro i tedeschi, adesso, toccherà “difendere” l’1-0 dell’andata in casa delle “Aspirine” per altrettanti minuti. Non sarà facile, ma la Lazio vista questa settimana all’Olimpico è sembrata capace di tenere botta agli attacchi furiosi di Kiessling e compagni, desiderosi di riscattare il match d’andata (in Germania sono convinti che il Bayer meritasse di più ed il goal irregolare, seppur giustamente annullatogli, non fa che aumentare l’amarezza, facendo il paio con il palo di capitan Bender). Non resta che aspettare mercoledì per confermare sul campo se questa Lazio è davvero pronta per tornare a giocare nella competizione per club più bella del mondo.

ZOPPICARE, un verbo usato troppo spesso in questi ultimi tempi all’Olimpico. Dopo Klose (uscito nell’intervallo del match contro il Bayer per un problema muscolare), infatti, ieri sera è toccato (ahinoi) anche al neo-capitan Lucsa Biglia lasciare il campo in barella: per lui niente ritorno a Leverkusen e lesione muscolare che potrebbe significare diverse settimane di stop. Non bastavano, dunque, le defezioni di Djordjevic (fermo dall’amichevole con il Sigma Olomouc) e Marchetti (costole rotte); mercoledì e probabilmente anche domenica prossima (prevista la trasferta a Verona per affrontare il Chievo) mancheranno tutti all’appello. E allora spazio di nuovo a Berisha, Keita e Cataldi, sperando che non facciano rimpiangere troppo i “titolarissimi”.

INIZIO, altro vocabolo inflazionato in questa settimana di ritorno al calcio giocato che conta. Da una parte l’inizio della stagione europea con l’andata del playoff di Champions, dall’altra il felice esordio in campionato con il Bologna: dimenticata ampiamente la sconfitta di Shanghai in Supercoppa contro la Juventus, di certo si può dire che l’inizio della Lazio è stato importante, con due vittorie che danno morale e spinta per la conquista di un posto tra le 32 migliori d’Europa. Ora, di nuovo contro il Bayer e poi col Chievo in campionato, c’è da stare attenti a non cancellare quest’ottima partenza, per dare ulteriore carica al gruppo in vista di una stagione parecchio impegnativa (ma anche per riempire le casse del club con i milioni dell’eventuale Champions).

OCCHI, di nuovo addosso alla Lazio ed ai suoi giocatori dopo tanto tempo. Il palcoscenico europeo d’alto livello e la doppia vittoria tra coppa e campionato hanno sicuramente attirato gli sguardi di mezza Europa su un auspicabile ritorno dei biancocelesti tra le grandi, ma anche sui tanti gioielli e gioiellini messi in mostra in questi primi 270 minuti di stagione (per correttezza, va contata anche la Supercoppa). Trattenere i campioni, adesso, nell’ultima settimana (o poco più) di mercato estivo sarà impresa ancora più dura (attenzione soprattutto a Keita), ma se il gruppo tiene bene (sperando che il ritorno dell’ex capitano Mauri aiuti in questo senso e non abbia l’effetto inverso) e la Lazio centra la Champions, allora si potrà stare più tranquilli.

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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.