In ricordo di Giorgio Chinaglia (e non solo)




Quattro anni fa ci lasciava Giorgio Chinaglia. Era il 1 aprile 2012 quando uno dei volti principali della Lazio di tutti i tempi si spegneva in America. A lui, e non solo, sarà dedicata una messa che si terrà oggi 1 Aprile in una chiesa di Roma. Gli altri ad essere ricordati nella messa saranno Bob Lovati e Umberto Lenzini di cui le morti avvenute tutte in questo periodo. Andiamo a ricordarti quindi, partendo, naturalmente da Long John…

chinaglia

Giorgio Chinaglia è stato ed è ancora oggi il giocatore che meglio può rappresentare la Lazio nella sua essenza. Genio e sregolatezza, campione in campo quanto caratteraccio fuori, si è sempre contraddistinto e fatto parlare di sè in positivo o negativo. La sua avventura nella Lazio inizia nel ’71, prelevato dall’Internapoli e voluto ad ogni costo da Maestrelli, con la Lazio in B. La risalita dura giusto un anno, poi sarà grande Lazio. La più bella e romanzesca di sempre. Quella del primo scudetto. Proprio con l’allenatore, Giorgio instaura un rapporto quasi da padre-figlio, in cui l’unico che riesce a domarlo e anche proteggerlo oltre che capirlo è proprio il buon Tommaso che a volte asseconda il volere del suo pupillo e addirittura lo ospita a casa sua. Molte erano a quel tempo anche i clan e le scazzottate negli spogliatoi con il resto del gruppo biancoceleste. Così come in Nazionale dove la sregolatezza di Giorgio viene fuori nei Mondiali del ’74 e quell’incredibile “vaffa” detto senza troppi giri di parole all’allora CT Valcareggi. Dopo quelle annate incredibili per Giorgio si apriranno le porte dell’America dove giocherà gli ultimi anni da calciatore nei Cosmos, prima di stabilizzarsi lì definitivamente anche con la famiglia dove rimarrà fino alla fine dei suoi giorni, nonostante alcuni periodi alternati (di certo non brillanti) come presidente della Lazio.

Roberto (per tutti Bob) Lovati, invece, è stato uno dei principali portieri italiani del dopo-guerra. Giocando naturalmente per i colori biancocelesti innumerevoli stagioni e, dopo aver appeso gli stivali al chiodo, diventa allenatore in seconda proprio della Lazio sempre nei mitici anni ’70. Altra bandiera per i colori biancocelesti, non ha mai nascosto la sua lazialità. E’ venuto a mancare esattamente un anno prima Long John, negli stessi giorni, anche se era arrivato alla veneranda età di 91 anni. Suo figlio Stefano, è tutt’oggi il medico principale della Lazio.

E come non parlare di chi ha reso possibile tutto ciò e dell’impero che la Lazio costruì negli anni ’70? Ovviamente ci riferiamo ad Umberto Lenzini, il Presidente di quella magica Lazio che come arrivò al top velocemente, così altrettanto cadde. Grande uomo, che si indebitò e diede la vita per i colori biancocelesti, lì dove i valori contavano ancora. Mai deve essere dimenticato, ai veri presidenti della storia biancoceleste battiamo le mani, a differenza di quanto accade oggi. L’anniversario della sua scomparsa è avvenuta qualche giorno fa, nella seconda metà di marzo, ma verrà ricordato insieme a tutti gli altri, in questa grandissima famiglia che è la Lazio di una volta.

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Antonio Sarnataro
Sono nato a Napoli il 19/06/1993, laureato in Scienze della Comunicazione. Ho una passione smisurata per il calcio (la Lazio), il wrestling e la musica (italiana, Nek). Sono Laziale dal 2001 semplicemente perché… la Lazio era nel mio destino!