Il ritorno di Marchetti, del centravanti e della fiducia. Ma in Europa si può far meglio!


Lucidità, che sembra essere tornata in casa Lazio dopo la catastrofica doppia trasferta Leverkusen-Verona. Sia nel match casalingo contro l’Udinese di domenica scorsa, sia ieri sera in Ucraina, la squadra di Pioli ha dimostrato di aver trovato una nuova tranquillità: i biancocelesti, infatti, sembrano avere di nuovo fiducia nei propri mezzi; ormai la delusione Champions pare svanita e c’è voglia di concentrarsi con grande determinazione su quelli che ora sono gli obiettivi stagionali (provare a ripetersi o addirittura migliorarsi in campionato e andare avanti il più possibile in Europa League).

Autorevole, come il ritorno di Marchetti tra i pali dopo l’assenza di circa un mese dovuta alla frattura di due costole rimediata a due giorni dall’andata del playoff di Champions League. Il portierone di Bassano del Grappa si fa trovare subito pronto contro l’Udinese, frenando le velleità dei friulani (in particolare di Kone) con estrema facilità ed attenzione, per poi ripetersi anche nel finale di partita, ieri sera, nel deserto della Dnipro Arena (nulla può sul pari allo scadere di Seleznyov). In più, potremmo usare lo stesso aggettivo anche per descrivere l’ottimo esordio dal primo minuto di Milinkovic-Savic: il giovane serbo, contro il Dnipro, sfoderato subito una gran prestazione nel match europeo, realizzando anche il gol del vantaggio iniziale dei biancocelesti. Ora c’è tanta voglia di vederlo in campionato, ma il ragazzo ha dimostrato subito di che pasta è fatto.

Zampata, come quella di Matri sul suo primo goal in maglia biancoceleste: splendida azione di Felipe Anderson sulla sinistra (quando si dice che i cambi fanno la differenza) e palla in mezzo per il centravanti che non deve far altro che spingerla dentro. Poi, la seconda rete da vero rapace d’area, quando soffia il pallone ad un goffo Kone e buca Karnezis sotto le gambe. Insomma, la Lazio forse ha finalmente trovato un Bomber con la “b” maiuscola (con tutto il rispetto per Klose e Djordjevic, entrambi fermi ai box) che può risolvergli la partita in qualsiasi momento. Ed è certo che i tifosi biancocelesti non vedano l’ora di vederlo esultare ancora sotto la Nord come fatto già ben due volte domenica sera. Magari anche in una notte di Europa League, dato che ieri sera soltanto una gran parata di Boyko gli ha impedito di gioire per la terza volta in cinque giorni.

Immeritato, come il pareggio di ieri sera, a tempo scaduto, del Dnipro. Al termine di una partita stra-dominata dai biancocelesti (ma colpevolmente non chiusa), infatti, è arrivato Seleznyov a strappare letteralmente un punticino per i padroni di casa su una grave disattenzione difensiva non degna dell’ottima gara disputata dagli undici ospiti in maglia scura (da segnalare l’esordio in Europa della nuova maglia con l’aquila stilizzata disegnata apposta per la competizione). Per fortuna, però, anche l’altro match del Girone G è terminato con un pareggio (Saint-Etienne vs Rosenborg 2-2), rendendo quasi nulla questa prima giornata di Europa League. Tra due settimane toccherà ospitare l’ASSE all’Olimpico e allora non saranno ammessi errori simili.

Overtime, forse, non è il termine più corretto per descrivere il momento in cui Seleznyov ha spento il desiderio di vittoria della Lazio, ma mi sembrava giusto omaggiare con un termine cestistico in questa rubrica l’ItalBasket che ha emozionato tanti italiani in quest’ultima settimana con un termine. Il gol dell’attaccante ucraino, in realtà, arriva a tempo scaduto, oltre il novantatreesimo minuto, ovvero l’ultimo del recupero assegnato dal nordirlandese Hunt. L’episodio farà infuriare il ds Tare che non riuscirà a nascondere la rabbia nel post-partita davanti ai microfoni, ma dovrà far riflettere bene i tanti giovani calciatori schierati da Pioli ieri sera: in Europa non bisogna mollare un centimetro, figuriamoci allentare la tensione per gli ultimi trenta secondi. Nemmeno se sono oltre il recupero.

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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.