Il coraggio della Lazio, l’orgoglio dei tifosi e quell’arbitro “amico” degli ex


LEGGE dell’ex, quella che ha colpito (e duramente) entrambe le capitoline in queste ultime settimane. Dopo i goal di Biava e Destro contro Lazio e Roma, infatti, domenica sera, all’Olimpico, è andato in scena l’Hernanes – show, con tanto di capriola che ha fatto impazzire di rabbia il pubblico accorso allo stadio per sostenere i biancocelesti. Il brasiliano, così come il difensore bergamasco una settimana prima, non ha avuto alcuna pietà nei confronti dei suoi ex compagni (che, tra l’altro, aveva già punito una volta, da avversario, ma in quel di San Siro) e, anzi, ha deciso il match raddoppiando il suo bottino e giustificando, poi, la sua esultanza non troppo contenuta come una risposta ad un Lotito “dalla bocca larga” ed alle tante critiche che erano piovute sul suo rendimento in nerazzurro (che, confrontato con quanto messo in mostra a Roma, in effetti, è ancora molto misero). Puntuale, il giorno dopo, il video di scuse sui canali social ufficiali, ma ormai il rapporto con chi aveva pianto insieme a lui il giorno della partenza, sembra definitivamente naufragato…

ALTA come la (sempre) coraggiosa difesa sistemata da Pioli anche nel big match di domenica sera. Il diktat del tecnico parmense, dopo quasi un anno, ormai è più che chiaro: aggredire alti gli avversari e tenere la squadra cortissima, rischiando spesso di lasciare troppo spazio alle spalle dei difensori. Ebbene questa tattica ha funzionato molte volte ma, senza Stefan De Vrij a dirigere le operazioni, appare decisamente più complicata da realizzare in positivo. I lenti Mauricio e Ciani, infatti, (così come i vari Cana, Radu e Novaretti) non sembrano avere l’intesa e (diciamolo!) la bravura per mantenere un’attenzione simile per 90 minuti. Esempio palese le azioni che hanno portato al rosso diretto per il brasiliano (anche se, qui a tenere in gioco Palacio, è un sorprendentemente pigro Candreva sulla parte destra della linea difensiva) ed al gol decisivo, quello del 2-1, nel secondo tempo (dove Radu si fa beffare da un velo del “Trenza” e Ciani non copre ottimamente la profondità dopo aver entrambi commesso l’errore di non farsi trovare allineati sul lancio).

ZITTI non lo sono stati mai, in tutti i 90 minuti, i tantissimi tifosi biancocelesti accorsi all’Olimpico per sostenere la Lazio. Cori incessanti, che sono cresciuti dopo la prima inferiorità numerica e che sono diventati boati veri e propri ad ogni contrasto vinto, rimessa laterale o corner conquistato dai ragazzi di Pioli nel secondo tempo, in 9 contro 11 (sia sull’1-1 che sul risultato di svantaggio). I supporters laziali, ormai, sembrano decisamente aver ritrovato il feeling giusto con la squadra; così come non era mai accaduto dall’insediamento di Lotito alla presidenza del club. Lo spirito dei calciatori che in questa stagione stanno indossando una casacca che richiama in tutto e per tutto quella degli “eroi del -9” sta trascinando la folla ed ha riportato allo stadio il pubblico delle grandi occasioni. Questo perché non c’è niente che la gente innamorata della Lazio comprende meglio del sangue e del sudore con cui questi giocatori stanno impregnando le loro maglie.

INGIUSTIZIA quella subita dalla Lazio domenica sera. Eh si, perché da qualunque parte lo si guardi, quello contro l’Inter (che poteva significare il nuovo sorpasso alla Roma) è stato un match palesemente falsato dalla direzione arbitrale inadeguata di Massa e dei suoi collaboratori. Gli episodi fondamentali sono due: il primo goal nerazzurro è viziato da un fuorigioco di Medel che è sulla traiettoria del tiro di Hernanes (quasi sfiora il pallone) e, dunque, disturba la visuale del portiere, mentre il rigore concesso agli ospiti (poi parato da Berisha) è inesistente, perché Marchetti non tocca Icardi, il quale simula e causa l’ingiusta espulsione del portiere biancoceleste. Il tutto condito da una gestione dei gialli impropria e da una segnalazione di fuorigioco sbagliata (sull’1-1, in 9 contro 11, Candreva viene fermato mentre s’invola, da solo, al cospetto di Handanovic) che, invece, poteva riaprire il match in favore dei padroni di casa. Insomma, un disastro totale che fa riflettere molto…

ORGOGLIO quello che abbiamo provato tutti osservando la battaglia portata avanti dai ragazzi di Pioli anche in 9 contro 11. Una squadra che è riuscita a mettere in difficoltà l’Inter anche con una doppia inferiorità numerica e che, mai e poi mai, avrebbe meritato di perdere (a maggior ragione con un contorno di tanta ingiustizia). Un “manipolo di eroi” che si è dannato l’anima per tirar fuori almeno un punto da una partita resa ingiocabile dalle decisioni sbagliate del sestetto arbitrale e che non si è mai abbattuto fino al fischio finale, quando è sopraggiunta l’inevitabile resa. E, dunque, inorgogliti da queste prestazioni, non resta altro da dire se non che una Lazio così non si vedeva da tempo e che sarebbe un vero peccato se il sogno si spegnesse per colpa di episodi così controversi. Ma d’altronde i laziali sono fatti per soffrire; ed è per questo che questa squadra, questi uomini, questi lottatori, non saranno mai lasciati soli.

 
 
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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.