Il carattere c’è, ma non si vede: serve un punto per il sogno


LEGGEREZZA come quella commessa in occasione del secondo gol subito, quello decisivo, sul quale la difesa laziale poteva fare sicuramente di più. In primis Djordjevic, l’uomo posizionato da Pioli sul primo palo, in un ruolo che solitamente viene affidato proprio all’attaccante più alto e più forte di testa in campo: il serbo si lascia scavalcare dalla traiettoria disegnata da Pjanic, consentendo a Yanga Mbiwa di sfiorare il pallone in posizione millimetricamente regolare (tutti i compagni alle sue spalle, invece, sono in netto fuorigioco) e regalare la vittoria ai giallorossi. Anche l’1-0, poi, è “viziato” da un pallone perso e quindi da un contropiede portato avanti da Nainggolan che sfrutta gli spazi in ripartenza e consente ai velocisti della Roma di infilare agevolmente la difesa biancoceleste. Insomma, va bene la grinta, va bene la convinzione ma, si sa, in partite del genere bastano poche disattenzioni per cambiare il volto di un match.

ACERBA come la Lazio di questa stagione. Non dal punto di vista della consapevolezza e della qualità, sia ben chiaro, bensì da quello dei risultati. Se, infatti, la squadra di Pioli, quest’anno, ha stupito tutti per gioco e intensità, non ha invece sovvertito la brutta tradizione degli ultimi anni, secondo la quale, i capitolini crollano nelle ultime fasi del campionato. Stavolta, però, non è dipeso da una preparazione atletica inadeguata o da una stagione sfiancante, bensì da quella serie di infortuni e sfortune che solitamente si accanivano sui biancocelesti nel periodo invernale e che ha sicuramente condizionato questo finale già reso difficile da un calendario avverso. In più, va sottolineato come la Lazio, nonostante tutto, contro le prime della classifica di Serie A, abbia conquistato soltanto 7 punti (le due vittorie con la Fiorentina ed il pareggio del derby d’andata). Con Juve, Napoli e Genoa, finora, sono arrivate solo sconfitte: visto l’ultimo impegno in casa partenopea, per la banda di Pioli è arrivato il momento di sovvertire quest’andamento.

ZUCCATA come quella liberatoria di Djordjevic che ha regalato una gioia momentanea a se’ stesso ed al pubblico laziale. Un’ennesima dimostrazione di quanto questa squadra incarni molti valori della lazialità più pura, come la sofferenza e la voglia di non mollare mai. Il serbo, così, torna a segnare dopo il lungo infortunio e dopo il clamoroso palo colpito nella finale di Coppa Italia contro la Juventus nei supplementari che avrebbe potuto riportare il trofeo nella Capitale. Dall’altra parte, poi, seppur meno perentorio, è comunque un colpo di testa a decidere il match, con Yanga Mbiwa che sfrutta una punizione ottimamente calciata da Pjanic per tingere di giallorosso il derby di ritorno. Sempre una “zuccata” costringe, infine, il già acciaccato Biglia a lasciare il campo poco prima del momentaneo pari.

IMPRECISA come la conclusione di testa da due passi di Klose che, dopo appena cinque minuti, poteva portare la Lazio in vantaggio e dare subito una svolta al match: la squadra di Pioli parte, come sempre, a mille, ma stavolta la mira del tedesco (seppur in posizione favorevolissima, a porta spalancata) non è delle migliori e la più grande occasione del primo tempo sfuma in maniera incredibile. Nel secondo, invece, l’imprecisione si nota in alcuni passaggi a centrocampo (vedi azione dell’1-0 romanista), piuttosto che nelle conclusioni verso la porta di De Sanctis (Basta fa quel che può con un diagonale ad inizio ripresa, poi Djordjevic realizza agevolmente l’1-1), ed in alcune chiusure non perfette di una difesa troppo concentrata sul rigettare il pallone avanti in cerca prima del pareggio e poi della vittoria.

OLTRE, ovvero andare “oltre” il doppio colpo subito tra finale di Coppa Italia e derby di ritorno: questo il primissimo obiettivo nella lista settimanale di Pioli e del suo staff (tant’è vero che il programma prevede un allenamento a porte aperte per tenere alto il morale, seguito da un mini ritiro per tenere al top la concentrazione). La Lazio, infatti, dovrà dimostrare grande carattere per riuscire a superare la doppia batosta e giocarsi al meglio le proprie chance nell’ultima difficilissima trasferta di campionato in casa del Napoli, avversario diretto per il terzo posto. Per accedere ai preliminari di Champions, ai biancocelesti servirà almeno un pareggio (così come poteva bastare nel derby, se Pioli e i suoi si fossero “accontentati” subito della terza piazza) ma, se abbiamo compreso il sentimento che muove questo gruppo, difficilmente i capitolini giocheranno per il pari.

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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.