Habemus centravanti! Delusioni alle spalle? A Dnipro e Napoli l’ardua sentenza


Non sarà apparso alla balconata di Piazza San Pietro in seguito ad una lunga fumata bianca, ma l’arrivo di Matri alla Lazio avrà generato lo stesso senso di beatitudine misto a sfinimento in molti tifosi Matri.Lazio.Udinese.esulta.2015.16.538x358biancocelesti.
La sua doppietta sotto la pioggia che ha risolto il difficile match casalingo contro l’Udinese dopo un’estate intera a barcamenarsi tra falso nueve ed esterni adattati, infatti, conferma una delle più antiche regole del calcio: puoi giocar bene quanto vuoi, ma se non segni non puoi vincere.
E per segnare spesso servono giocatori che abbiano il gol nel sangue.
Bene, Alessandro Matri è uno di questi.
Ora, non me ne vogliano gli estimatori di Filip Djordjevic e dell’immortale Miroslav Klose ma, dati gli acciacchi recenti e la scarsa prolificità mostrata dai due sopracitati nella passata stagione (ovviamente stiamo parlando nell’ottica di una squadra che deve puntare alle prime 5 posizioni in classifica), appare innegabile che un goleador abituato al campionato italiano come il lodigiano servisse come il pane alla rosa di Pioli.
Mancava, difatti, quel giocatore su cui contare nel momento di maggiore difficoltà; la certezza sotto porta che può cambiarti la stagione risolvendoti match difficili con una zampata o un gol “sporco”.
Perché, invece, di calciatori capaci di giocate sontuose in attacco, il mister ne ha a bizzeffe. E la dimostrazione è stata data ancora dall’altro cambio effettuato da Pioli nella ripresa, proprio in contemporanea con il centravanti: a Felipe Anderson, infatti, sono bastati pochi minuti per trovare la giocata capace di liberare il finalizzatore al cospetto di Karnezis; vien da se’ che senza un rapace d’area anche la bambola presa dai difensori friulani sulla finta del brasiliano sarebbe stata inutile ed avrebbe generato, al massimo un calcio d’angolo.

Ecco che quindi i pezzi del puzzle vanno a ricomporsi, così come l’autostima di questa Lazio e la fiducia che i propri tifosi vi ripongono.
Dopo l’eliminazione dalla Champions per mano del Bayer Lerkusen, infatti, l’ambiente era decisamente turbato; tanto da sfociare nella disastrosa prestazione con il Chievo Verona del 30 agosto: un 4-0 senza appello contro una “piccola” del nostro campionato che aveva scoraggiato anche il supporter più ottimista ma che, grazie alla convincente vittoria di domenica sera, sembra essere ormai alle spalle.

La sosta, dunque, pare aver dato i suoi frutti, ma per capire se la Lazio è veramente “guarita” dalla delusione Champions, servirà ancora qualche partita.
Allora quale migliore occasione del primo turno di Europa League, in Ucraina, contro il Dnipro finalista della scorsa edizione, per verificare le condizioni psico-fisiche di questo gruppo?
Ebbene, se giovedì sera i biancocelesti si dimostreranno concentrati anche in coppa, allora sicuramente si potrà cominciare a credere all’idea di una Lazio rigenerata in maniera magistrale dal suo condottiero, ma…attenzione! Il vero e proprio banco di prova per la “banda Pioli” sarà domenica sera, nel luogo dove tutto è cominciato. Allo Stadio San Paolo, infatti, per la quarta giornata di Serie A, si disputerà Napoli-Lazio: una sfida che per i partenopei ha il sapore della rivincita, mentre per i capitolini deve essere l’occasione per una nuova affermazione che rilancerebbe in maniera decisa le quotazioni dei biancocelesti in termini d’alta classifica.

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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.