Delusione e vergogna: all’Olimpico si fa la storia




 

Lazio-Chievo 1-2

Amarezza, delusione, vergogna: queste le prime parole che vengono in mente dopo la clamorosa sconfitta contro il Chievo all’Olimpico, 1-2 il finale. La Lazio entra nella storia, ma dalla porta sbagliata, un primato negativo forse mai visto da queste parti: perdere contro una squadra già retrocessa in B, per giunta in casa, nel giorno in cui si doveva approfittare dei tanti scontri diretti e rientrare prepotentemente in zona Champions League. E adesso anche l’Europa League diventa un miraggio, un sogno difficile da raggiungere, con una stagione appesa ad un filo: quello della Coppa Italia, mercoledì a Milano si proverà a salvare la faccia e l’annata. Probabilmente l’epilogo “giusto” è questo, dopo una stagione fatta di spocchia, presunzione, obiettivi non all’altezza di questo club dichiarati e sventati ai quattro venti di romanista memoria, e di un’insufficienza tattica e tecnica, sia dei calciatori in campo che del gioco a partire dalla fissazione di Inzaghi per la difesa a 3 e le scelte insistenti e persistenti su certi calciatori. Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico. Per una squadra che anche quando vince lo fa soffrendo, stentando, con un gol e poi si fa schiacciare dall’avversario, qualunque sia, non c’è molto altro da dire, se non il fatto di essere rimasta “in vita” solo perché la concorrenza è alquanto imbarazzante. Oltre i primi due posti, il campionato italiano è molto mediocre e questa stagione la dice lunga. L’unica attenuante e speranza è che la squadra era già con la testa a Milano, sperando in quel sussulto d’orgoglio che dopo quanto successo settimana scorsa in campionato, ci starebbe tutto. Il Chievo non aveva mai vinto in trasferta, una sola volta in tutto il campionato contro il Frosinone, stava perdendo nelle ultime giornate con tre-quattro gol di scarto con tutti e può battere il record minimo di punti in un campionato di A a venti squadre. In più non era mai successo nella storia della Lazio di perdere in casa con una squadra già retrocessa, in piena corsa per i propri obiettivi: tutti numeri a testimoniare cosa si è visto ieri.

Eppure il pomeriggio si era aperto sotto i migliori auspici, con il pareggio del Milan a Parma, uno splendido sole primaverile ad accompagnare il sabato pre-pasquale, e tutti i presupposti per un bel pomeriggio all’Olimpico. Inzaghi si affida al 3-5-2 con Patric e Radu ai lati di Acerbi, ci sono Durmisi e Marusic sulle fasce, Badelj al posto dello squalificato Leiva. Davanti Caicedo-Immobile. Di Carlo si schiera con il 4-3-1-2 dando spazio a molti giovani come Semper (al debutto in A) e Vignato, al posto di Sorrentino e Giaccherini, due colonne clivensi, lasciate a casa. A sottolineare ancora di più “l’impresa” ieri compiuta. Nei primi 30′ non succede praticamente nulla, al di là di un tiro di Meggiorni da fuori, la Lazio non riesce a concludere in porta e a farsi pericolosa contro una squadra ormai spenta e retrocessa, la testa sembra essere altrove, non funziona nulla e Radu è anche costretto al forfait, ricaduta dell’infortunio da cui tornava. Luiz Felipe al suo posto. Iniziano già le prime tensioni e nervosismi tra le fila capitoline, ma l’impensabile è dietro l’angolo: al 33′. Milinkovic subisce fallo da Stepinski, si rialza e da un calcio sul fondoschiena al polacco. Incredibile gesto isterico, di stizza, senza un valido motivo. Ne consegue il cartellino rosso, giusto. Inzaghi toglie Patric e inserisce Parolo, e quest’ultimo ha la prima e unica vera occasione del primo tempo quando al 44′ viene murato da una prodezza di Semper.

Finisce male il primo tempo, ma è nulla in confronto a come inizia la ripresa. Vignato manda al bar Parolo e Hetemaj svetta senza difficoltà su un cross di Depaoli e segnano un uno-due mortifero, con Strakosha che resta a guardare. Lazio 0, Chievo 2. Da non credere. La reazione degli uomini di Inzaghi, che tenta il tutto per tutto inserendo Correa per un impalpabile Badelj, è tardiva e confusa. Inizia a piovere qualche occasione, ma nulla di eclatante. Caicedo dopo un bel triangolo con Correa dimezza lo svantaggio (salutato con un boato alquanto incomprensibile da tutto lo stadio) e Immobile ha due buone chance senza esito positivo. Nel finale sale in cattedra (si fa per dire) Correa, prima un suo colpo di testa termina alto, poi coglie il palo dopo una mischia davanti Semper. Al triplice fischio rosso anche per Luis Alberto, reo di un applauso ironico all’arbitro. “Storia di una morte annunciata” per dirla alla Tare, vergogna senza fine, aggiungiamo noi.

IL TABELLINO
LAZIO-CHIEVO 1-2

LAZIO (3-5-2): Strakosha; Patric (38′ Parolo), Acerbi, Radu (16′ Luiz Felipe); Marusic, Milinkovic, Badelj (58′ Correa), Luis Alberto, Durmisi; Caicedo, Immobile. A disp: Proto, Guerrieri, Wallace, Bastos, Romulo, Jordao, Cataldi, Lulic, Neto. All.: Simone Inzaghi

CHIEVO VERONA (4-3-1-2): Semper; Depaoli, Bani, Cesar, Barba; Leris, Rigoni (68′ Diousse), Hetemaj; Vignato (77′ Kiyine); Meggiorini, Stepinski (83′ Pellissier). A disp: Caprile, Tomovic, Frey, Andreolli, Ndrecka, Piazon, Karamoko, Pucciarelli, Grubac. All.: Domenico Di Carlo

ARBITRO: Daniele Chiffi (Padova)

Marcatori: 49′ Vignato (C), 51′ Hetemaj (C), 67′ Caicedo (L)

NOTE. Ammoniti: Depaoli, Rigoni, Diousse, Hetemaj (C). Espulsi: al 34′ Milinkovic (L), a partita finita Luis Alberto (L). Recupero: 2′ pt, 5′ st

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Antonio Sarnataro
Sono nato a Napoli il 19/06/1993, laureato in Scienze della Comunicazione. Ho una passione smisurata per il calcio (la Lazio), il wrestling e la musica (italiana, Nek). Sono Laziale dal 2001 semplicemente perché… la Lazio era nel mio destino!