Da Nyon a Shanghai per scoprire Leverkusen e perdere la Supercoppa


LEVERKUSEN, ovvero la squadra che la Lazio ha pescato nel sorteggio di Nyon di venerdì scorso. Le “Aspirine” saranno dunque il primo ostacolo della stagione europea dei biancocelesti; un avversario da superare assolutamente per tornare a giocare la Champions League dopo tanti anni da spettatori. Un tuffo nel passato particolarmente nostalgico per il neo-capitano Biglia e compagni, dato che i tedeschi, nella loro storia, hanno avuto l’onore di battezzare anche la Lazio futura Campione d’Italia di Eriksson nell’ormai lontano settembre 1999, quando i capitolini esordirono per la prima volta nella massima competizione europea per club ed impattarono per 1-1 proprio contro il Bayer 04 grazie ad una rete su punizione del solito Sinisa Mihajlovic. Altri tempi, altre sfide, bei ricordi; sperando di aggiungerne altri, sempre piacevoli.

ARRIVI, questi ancora sconosciuti. In Cina la Lazio si presenta con tutti e 5 i nuovi acquisti di questa silenziosa estate, ma soltanto due riescono a scendere in campo nella finale di Supercoppa, per altro per pochi minuti. Restano a guardare, infatti, i vari Patric, Hoedt e Milinkovic-Savic (quest’ultimo sbarcato in Oriente appena due giorni prima), mentre i due possibili “craque” Morrison e Kishna devono accontentarsi di qualche giro di orologio nel finale, nel quale mostrano sicuramente di avere grandi qualità e sicure possibilità di aiutare questa giovane squadra nell’arco della lunga stagione. Di fatto, però, a parte la presenza più o meno incisiva nelle brutte amichevoli disputate finora, al momento soltanto l’inglese è stato visto all’opera con continuità (prima di infortunarsi), di conseguenza si può dire che, al momento, è davvero difficile esprimere anche solo un primo giudizio sui nuovi arrivi in casa Lazio. E tra 9 giorni ci sarà l’andata del playoff di Champions.

ZZZ (onomatopeico), imitazione vocale del sibilo di chi dorme. Ebbene alzi la mano chi non ha avuto la tentazione di addormentarsi durante il primo tempo della finale di ieri pomeriggio. Sarà stata anche la disabitudine alla partita sonnolenta post-pranzo che a volte può capitare anche alla domenica durante il campionato sommata al gran caldo, ma la partita disputata da Lazio e Juventus a Shanghai aveva veramente i ritmi tipici del calcio d’agosto. Nel secondo tempo, poi, visto il vantaggio bianconero e qualche timido tentativo dei biancocelesti di riacciuffare la partita, ci si è illusi anche che il match potesse acquisire la verve mancata nella prima frazione. E invece no: 90 minuti di contrasti mancati, passaggi sbagliati e di lanci lunghi e fuori misura con due portieri davvero poco attivi (solo Marchetti fa una gran parata su Mandzukic, prima che il croato realizzi il suo primo gol in maglia bianconera, poi più nulla). Insomma, più che la Juve, la vera vincitrice della Supercoppa è stata la noia.

INOFFENSIVA come la manovra della Lazio sul manto (poco) verde dello Shanghai Stadium. I biancocelesti non impensieriscono praticamente mai un inoperoso Buffon, mentre la Juventus si dimostra molto più cinica ed incisiva grazie alle reti della vittoria siglate dai nuovi arrivi in attacco (prima Mandzukic e poi Dybala) nel secondo tempo. Una differenza di concretezza evidente che non può che consegnare nelle mani dei bianconeri anche questo trofeo, al termine di un incontro sicuramente meno bello ed emozionante della finale di Coppa Italia di qualche mese fa, a Roma (quando, anzi, i biancocelesti rischiarano addirittura di vincerla ai supplementari, per poi incocciare sullo sfortunato doppio palo di Djordjevic, che grida ancora vendetta, pochi istanti prima della rete decisiva di Matri)

ORIENTE, dove si spera davvero di non vedere mai più giocare una Supercoppa Italiana. Oltre al disagio della trasferta ed all’impossibilità per i tifosi di raggiungere in piena estate una meta così lontana (il che, poi, coincide con un’atmosfera da esibizione di calcio estivo), ieri si è aggiunta l’inadeguatezza delle strutture e dell’organizzatori dell’evento: da una parte, infatti, i giocatori si sono dovuti confrontare con un campo non all’altezza della situazione (tante le buche sul manto erboso che, unite al forte vento, hanno sicuramente condizionato la qualità del gioco già non eccelsa vista la data piuttosto prematura rispetto all’inizio del nostro campionato), dall’altra la regia cinese c’ha messo il suo anche sul fronte “tifo da casa” realizzando una diretta al limite dell’indecenza, con tempi e scelte inadeguate che hanno costretto Rai (che trasmetteva l’evento) e Lega Serie A a giustificarsi più volte pubblicamente per il servizio non all’altezza. Insomma, speriamo che, scaduto il contratto che legava la Supercoppa alla Cina, non si torni più a queste latitudini; perché non può vincere sempre il dio denaro a scapito del calcio vero.
Dona Online

Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.