Da Biglia a Guida, passando per De Vrij: i problemi di una Lazio “dimenticata” da tutti


Torna il campionato, ma stavolta la prima giornata dopo la sosta per la Nazionale non ha portato bene agli uomini di Pioli come era invece spesso accaduto in passato.
Vuoi per i nuovi infortuni di Biglia e Parolo in Nazionale, vuoi per l’aver trovato sulla propria strada un Sassuolo in gran forma ed un arbitro Guida tutt’altro che in palla, la Lazio è caduta un’altra volta.
E, anche se uno scivolone a Reggio Emilia, di questi tempi, fa meno male che in passato (ormai i neroverdi si sono affermati come un’ottima realtà che fa spesso vittime illustri), resta la sensazione che l’impegno di domenica pomeriggio fosse in realtà alla portata dei biancocelesti e che siano stati buttati al vento punti e certezze.

Perché se il rigore generoso che ha sbloccato la partita consegna automaticamente un voto negativo al direttore di gara (per non parlare dell’assurda espulsione di Cataldi, nel finale), di certo il gioco della Lazio al Mapei Stadium non merita una valutazione vicina alla sufficienza.
Purtroppo, i capitolini, se orfani di giocatori fondamentali nell’impostazione della manovra come Biglia, Parolo e De Vrij (a proposito dell’olandese c’è da incrociare le dita per sperare di rivederlo in forma prima della fine stagione), non producono una rete di passaggi della stessa qualità ed efficacia di quella mostrata con almeno un paio dei tre pilastri sopracitati in campo.

E dunque si torna all’annosa questione: come fare a giocare tante partite senza uomini fondamentali come questi? La difficile risposta spetta a Pioli che, dopo aver provato in questi due anni sia Onazi che Cataldi in cabina di regia, nelle ultime settimane sta provando persino l’arretramento di Mauri come vertice basso del centrocampo. Ora, non sappiamo se questa soluzione porterà i suoi frutti ma, per fortuna, le ultime novità sulle condizioni di Biglia parlano di un moderato ottimismo (pare possibile un suo rientro già domenica col Torino) e, dunque, forse, non ci sarà tanto spazio per gli esperimenti (almeno fino al prossimo stop dell’argentino).

Restano però altri due problemi fondamentali.
Il primo è la difesa: se De Vrij dovesse decidere di operarsi, la già disastrata retroguardia biancoceleste avrebbe la certezza di perdere il suo migliore elemento per diversi mesi (tra operazione, riabilitazione e ripresa degli allenamenti, bisognerebbe stringere i denti senza l’olandese per almeno 3 mesi); dunque, sarebbe il caso, per la società, di tornare sul mercato a gennaio per sostituirlo degnamente, o almeno consentirgli di guarire con la dovuta calma (e sappiamo, noi vicini al mondo Lazio, quanto questo sia complicato per una dirigenza che difficilmente acquista ed investe bene nella sessione invernale; eccezion fatta per l’ormai remoto acquisto di Candreva).

Il secondo grande problema, invece, è di carattere mediatico.
In questo inizio di stagione, sebbene il tifoso laziale sia storicamente abituato a veder bistrattare la propria squadra dai media nazionali (troppo concentrati sulle ricche Juve, Roma, Napoli e milanesi), va segnalata una vera e propria campagna di oscuramento della Lazio che era già stata messa in moto sul finale della precedente annata.
Dall’ultima giornata dello scorso campionato (quando praticamente tutte le tv ed i giornali facevano il tifo per il Napoli in Champions, soluzione considerata più redditizia) in poi, infatti, non si fa altro che parlare sempre e soltanto delle avversarie della Lazio, anche quando queste non godono di grande blasone ne’ tradizione.
E se dopo la pesante disfatta del San Paolo era giusto incensare i partenopei per la bella impresa, appare impossibile come anche nelle sconfitte contro Chievo e Sassuolo (e persino dopo le vittorie contro Hellas, Genoa e Udinese, per citarne alcune), i media si soffermino soltanto su pregi e difetti delle avversarie, senza preoccuparsi più di tanto del mondo Lazio.
Ebbene, noi laziali sappiamo che probabilmente lo stile societario degli ultimi anni non fa altro che allontanare il grande pubblico dalla nostra realtà, ma giustamente rimaniamo basiti di fronte ad un trattamento simile, che non andrebbe riservato nemmeno alla matricola Carpi (con tutto il rispetto degli emiliani).
Essere tutelati non è mai stato un nostro obiettivo, ne’ una nostra prerogativa (chi ha la coda di paglia, si sentirà chiamato in causa), ma questa situazione comincia a stancare.
Evidentemente, però, a chi gestisce la Lazio, sta bene così…

Dona Online

Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.