Carattere, applicazione e sfortuna: la Coppa è andata, ora c’è il derby!


LUNGA, anzi lunghissima, la settimana appena trascorsa: dalla sfida vinta a Marassi contro la Samp al derby di lunedì, passando per la finale di Coppa Italia con la Juventus. Proprio quest’ultima, ad allungare ancor di più la solitamente già percepita come infinita serie di giorni che separano il turno di campionato appena trascorso da quello della stracittadina. 7 giorni difficili, consuetamente ricchi di tensione e polemiche, intervallati stavolta da una finale anch’essa lunghissima, terminata in favore della Juventus soltanto dopo i supplementari. Una partita bellissima per agonismo ed intensità, che la Lazio spera di non pagare in termini di fatica accumulata in vista del rush finale di campionato, ma soprattutto in vista proprio del derby con la Roma che deciderà in maniera definitiva se la squadra di Pioli potrà ancora ambire alla seconda piazza.

ATTENTA così, forse, non l’avevamo vista mai. Con il ritorno di Gentiletti e De Vrij la Lazio sembra tornata ad avere una difesa all’altezza degli obiettivi stagionali. Già contro la Sampdoria, El Chueco aveva dato conferma a critica e tifosi riguardo le sue immense qualità di leader difensivo appena accennate all’inizio del campionato (prima del drammatico infortunio che l’ha tenuto lontano dal campo per circa 6 mesi), ma nella finale di ieri sera, in coppia con l’olandese (con tanto merito anche a Radu ed alla scelta di Pioli di schierare la difesa a 3), i pochi dubbi sull’ottima tenuta dei centrali titolari sono stati spazzati via in maniera definitiva. Impossibile, ovviamente, non concedere nulla alla corazzata Juventus nell’arco dei 120 minuti ma, finalmente, non si può obiettivamente puntare il dito contro nessuno in particolare nella fase difensiva, come invece era sempre accaduto nelle ultime uscite (sull’1-1 è il piazzamento complessivo sul calcio piazzato che non convince, mentre sul gol vittoria di Matri c’è una grossa componente di casualità e fortuna a favore dello juventino).

ZINZINO, ovvero una “minima quantità”, proprio come i pochissimi centimetri che sono serviti a far finire il gran sinistro di Djordjevic sul primo palo (e poi, incredibilmente, sul secondo), salvando Storari da un 2-1 che avrebbe sicuramente cambiato il match e che, forse, avrebbe regalato la settima Coppa Italia della sua storia alla Lazio. E invece, dopo due minuti, ecco l’implacabile risposta del destino avverso e dispettoso che porta al goal fortunoso di Matri. Un segnale inequivocabile di quanto alla Juventus, quest’anno, giri tutto per il verso giusto, nonché una conferma dell’altrettanto ineluttabile sofferenza e sfortuna che accompagna la lazialità con la “L” maiuscola. Perché al laziale non capita quasi mai il colpo di fortuna inaspettato, quel centimetro che gli cambia l’esistenza; al laziale nulla è dovuto e tutto va conquistato con sangue e sudore. Se però gli avversari sono sia forti che fortunati, allora capita di dover cedere il passo, seppur immeritatamente ed a testa altissima…

INUTILE come la polemica legata al rinvio del derby. Prima di tutto perché la richiesta di spostamento, seppur legittima, poteva anche essere evitata (anche se poi, i supplementari hanno avvalorato la tesi di società e Lega che hanno pensato ed accordato tale posticipo), ma ancor di più perché la Roma, in quanto dedicata ormai soltanto al campionato, poteva risparmiarsi un ostracismo così spinto (seppur solo a parole) volto soltanto ad accendere gli animi ed a cercare di rompere le uova nel paniere biancoceleste. In fondo ai giallorossi giocare un giorno prima o un giorno dopo cambiava veramente poco e, forse, avrebbero fatto bene a comportarsi in maniera più signorile, accettando in silenzio e dimostrandosi forti dal punto di vista mentale. Cosa che, invece, non hanno fatto, facendo trapelare così una voglia di bagarre ed un leggero timore (con una punta di antisportività legata al fatto che il rifiuto iniziale può essere letto come un esultanza provincialistica di fronte alla fatica accumulata dai laziali nella finale da disputare soltanto 4 giorni prima) che mal si sposa con i proclami di grandezza fatti da allenatore e società stessa nel corso delle ultime due stagioni.

OSTINATA come la Lazio caparbia e cinica di Genova, ma anche come quella indomita e mai realmente abbattuta dalla Juventus nell’emozionante finale di ieri sera. Ostinazione che si è rivista anche nelle parole dei protagonisti (Pioli in primis) a fine partita: nessuno sembra voler fare un passo indietro, tutti vogliono metterci la faccia e non vedono l’ora di affrontare il derby e la trasferta di Napoli per provare a conquistare l’accesso alla prossima Champions. Ora, però, bisognerà capire se il mister riuscirà davvero a lavorare bene (come ha fatto finora) sulla testa dei giocatori per far digerire velocemente al gruppo la delusione della finale persa, ad un passo dall’alzare la Coppa di fronte ai Campioni d’Italia. Di certo, comunque, il carattere non sembra mancare a questa squadra ed una partita come la stracittadina della Capitale, dal punto di vista delle energie nervose e delle motivazioni, si prepara da sola…

 
 
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Andrea Uttieri
Sono nato a Napoli il 14/12/1988. Studio Ingegneria Civile, ma coltivo la mia passione per il giornalismo sportivo. Mi sono innamorato della Lazio a circa 6 anni e da allora non ho mai smesso di seguirla. Essere laziale significa vivere col fiato sospeso, non essere disposti a scegliere la strada più facile.