2011/2016, DANKE MIRO!!!


klose

Domenica sera abbiamo avuto l’ultimo capitolo di Miroslav Klose con la maglia della Lazio. 171 presenze e 64 reti in 5 anni con la maglia biancoceleste dal 2011 fino al 2016, domenica scorsa per la precisione, dove ha messo a segno il gol numero 64 (il primo su rigore in questi cinque anni) che gli è valso l’aggancio in classifica all-time dei marcatori biancocelesti a Pandev, primo straniero in graduatoria. Si tratta, quindi, di record eguagliato per Miro, lui che di record se ne intende (a livello di Nazionale, con la Germania infatti è colui che ha segnato più gol in assoluto e il maggior numero di gol segnati nelle fasi finali dei mondiali).

Ma cosa è stato Miro per questa società? Cosa ha lasciato alla Lazio e ai laziali? Esempio di professionalità e correttezza, mai una parola fuori posto. Miroslav è stato l’essenza, l’emblema dell’essere laziale. Leader in campo e fuori ma silenzioso, senza fare mai una critica. Vero, puro, senza macchia. Un campione che arrivava agli allenamenti per primo ed era l’ultimo ad andare via raccogliendo i palloni dalla porta a fine allenamento, manco fosse l’ultimo dei ragazzini. Di un’umiltà assurda. E l’ultimo esempio è stato dato proprio nella scorsa giornata quando con uno stadio che lo invocava, la serata tutta per lui e un record da eguagliare, al momento del rigore voleva lasciare la battuta a Felipe Anderson. Certamente molto diverso da altri calciatori che parlano, vogliono le copertine e i record manco fossero questioni di vita o di morte. No, Miro è tutta un’altra classe, una classe laziale. Come dimostra anche l’episodio di Napoli, nel settembre 2012, quando segnò di mano ma poi confessò all’arbitro, che aveva convalidato il gol, quanto commesso.

Arrivato nell’estate del 2011, diventa il perno dell’attacco biancoceleste, il top-player, il fuoriclasse della squadra nei primi anni. L’attacco è tutto sulle sue spalle, e quando gli acciacchi si fanno sentire la squadra ne risente. Con il tempo e l’andare dell’età è stato sempre meno al centro dell’attacco e top-player assoluto, ma comunque dando un contributo validissimo e strappando alla fine sempre quel posto da titolare che ha tenuto fin all’ultima giornata in cui ha giocato. Un rapporto con i tifosi biancocelesti sempre idilliaco, che l’osannano come un eroe tranne qualche passeggera e piccola polemica ai tempi degli infortuni e della Nazionale dove forse Miro quando non era al 100% non voleva rischiare per non perdersi i record della maglia tedesca. “Ce l’abbiamo solo noi Miro Klose gol”: questo il coro che la gente laziale ha coniato per lui.

E le imprese sul campo? Tante, troppe. Segna i primi gol da subito nell’estate 2011. Il primissimo è nei preliminari di Europa League contro i macedoni del Rabotnicki e poi si ripete anche al debutto del campionato italiano contro il Milan campione d’Italia a San Siro. Ma è il 16 ottobre che entra definitivamente nei cuori dei laziali quando realizza al 93′, all’ultimo secondo, il gol della vittoria nell’epico confronto contro la Roma finito 2-1. La Lazio torna a vincere un derby dopo averne perso 5 consecutivi. E poi, come non citare il pokerissimo al Bologna il 5 maggio 2013? Finisce 6-0 e 5 gol sono tutti di Miro, che entra nella leggenda del calcio italiano. E’ tra i protagonisti in campo anche del 26 maggio, del trionfo in Coppa Italia contro la Roma. Nella stagione 2014-15 è uno dei protagonisti del terzo posto finale della Lazio di Pioli con 13 gol, uno dei quali nell’epica vittoria di Napoli per 2-4 nell’ultima giornata di campionato che vale l’accesso ai play-off di Champions League. E poi quest’anno, si sblocca solo nel 2016 complice qualche infortunio di troppo, ma il finale di stagione è tutto suo e ci lascia nel migliore dei modi.

Un campione che ci ha fatto appassionare, che ci ha fatto amare questi colori, che ha reso i bambini fieri di tifare Lazio e di andare spavaldi con quella maglia con l’aquila sul petto. “Grazie a tutti, rimarrete sempre nel mio cuore. Non vi dimenticherò mai, meritate il meglio!”: questo è stato il messaggio di Klose domenica sera al momento dell’addio. No, Miro…grazie a te! Siamo noi che non ti dimenticheremo mai, tu a meritare il meglio. Sperando che questo è un arrivederci e non un addio e di rincontrarci più avanti nel cammino biancoceleste. DANKE MIRO!!!

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Antonio Sarnataro
Sono nato a Napoli il 19/06/1993, laureato in Scienze della Comunicazione. Ho una passione smisurata per il calcio (la Lazio), il wrestling e la musica (italiana, Nek). Sono Laziale dal 2001 semplicemente perché… la Lazio era nel mio destino!